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	<title>Blogrammazione &#187; Linux</title>
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	<description>Programmazione, PHP, JAVA, ASP, Linux, Windows, Ajax, Web 2.0, Web 3.0</description>
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		<title>La migliore distribuzione Linux</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 09:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni le distribuzioni Linux hanno raggiunto un livello di usabilità adeguato al &#8220;grande pubblico&#8221;, permettendo anche agli utenti non professionisti di poter utilizzare senza troppa fatica questo sistema operativo. Certo, ci sono ancora tante cose da migliorare, ma il numero di distruzioni disponibili oggi è tale per cui possiamo decidere la distro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni le distribuzioni <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> hanno raggiunto un livello di usabilità adeguato al &#8220;grande pubblico&#8221;, permettendo anche agli utenti non professionisti di poter utilizzare senza troppa fatica questo sistema operativo. Certo, ci sono ancora tante cose da migliorare, ma il numero di distruzioni disponibili oggi è tale per cui possiamo decidere la distro che riteniamo più adeguata alle nostre necessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo articolo analizziamo quelle che sono le linee guida per trovare la propria distribuzione <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a>, quella cioè che possa rispondere alle nostre necessità e che più si addice alle nostre caratteristiche. Sì, perchè non esiste La distrubuzione <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> perfetta&#8230;.esiste quella perfetta per noi! <img src='http://www.marcolecce.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Conoscere l&#8217;hardware principale del proprio PC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il primo passo, e non a caso: conoscere le caratteristiche hardware del proprio PC è di fondamentale importanza per la scelta del sistema operativo <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a>. A seconda della nostra macchina, infatti, può essere valida una distrubuzione ma al contrario risultare scadente una versione molto diffusa. La prima cosa che dobbiamo fare è controllare la tipologia del nostro processore/processori: in particolare dobbiamo verificare se ci troviamo di fronte processori a 32-bit o 64-bit. Nel primo caso dobbiamo indirizzare la nostra attenzione alle distro con la sigla &#8220;i386&#8243; (e qui rientrano la maggior parte dei sistemi), nel secondo caso invece dobbiamo cercare le distro con la sigla &#8220;amd64&#8243; (alcuni processori supportano entrambe le versioni, ma visto il carattere introduttivo dell&#8217;articolo per ora saltiamo questo argomento).</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo anche controllare la scheda video, la scheda audio, e la scheda wireless. Anche se le distruzioni Linux attuali sono abbastanza evolute per risolvere la maggior parte dei problemi, è bene scegliere le distribuzioni consigliate per l&#8217;hardware che abbiamo a disposizione. Chi ha una scheda video nvidia, ad esempio, va sul sicuro con le distribuzioni Ubuntu, mentre potrebbe avere problemi con quelle di Fedora o Debian: ma molto dipende anche dalle sinergie degli altri componenti, quindi il primo consiglio è cercare la maggior parte di informazioni possibili sui forum o nelle community specializzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Per indirizzarci nella scelta del sistema Linux più adeguato alle caratteristiche del nostro PC possiamo aiutarci con questo<a href="http://www.tldp.org/HOWTO/Hardware-HOWTO/" target="_blank"> How To</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Scegliere l&#8217;ambiente grafico desktop preferito<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo elemento da scegliere è il sistema grafico: <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> dispone di due sistemi grafici diversi, <a title="KDE desktop environment" href="www.kde.org" target="_blank">KDE</a> e <a title="GNOME desktop environment" href="www.gnome.org" target="_blank">GNOME</a>. Il primo è quello che ricorda più da vicino la struttura grafica dei sistemi Microsoft Windows: menu principale sul basso, una sorta di menu &#8220;start&#8221;, e sottomenu a pannelli orizzontali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="GNOME desktop environment" href="www.gnome.org" target="_blank">GNOME</a> è invece un sistema grafico completamente diverso: il menu principale è situato nella parte alta dello schermo, con i sottomenu che si aprono prima in verticale e poi in orizzontale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="KDE desktop environment" href="www.kde.org" target="_blank">KDE</a> e <a title="GNOME desktop environment" href="www.gnome.org" target="_blank">GNOME</a> possono anche coesistere, ma normalmente è meglio scegliere tra uno dei due, visto che ognuno supporta diversi programmi ad esempio per la gestione multimediale, per la gestione della posta, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) Seguiamo i consigli delle community</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alcune distribuzioni <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> sono oggettivamente più complesse da utilizzare: se stiamo muovendo i primi passi in questo fantastico mondo, non è necessario partire utilizzando i sistemi più complessi. Fidiamoci dunque di quanto ci consigliano le innumerevoli community dedicate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) </strong> <strong>Prima dell&#8217;installazione&#8230;..live version!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche se abbiamo eseguito tutti i passi con attenzione, è molto probabile che ci siamo persi qualche informazione, ma non ci dobbiamo preoccupare&#8230;la bellezza di <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> è che praticamente pensa a tutto lui! Praticamente tutte le distribuzioni dispongono di una live version, ovvero di una versione di test che ci permette appunto di testare la distribuzione <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> senza doverla installare. In questo modo possiamo vedere all&#8217;opera sul nostro PC il sistema che abbiamo scelto, verificare come risponde ed eventualmente trovare le problematiche e le criticità. Se tutto funziona a dovere, siamo sicuri di aver fatto la scelta giusta, e possiamo procedere all&#8217;installazione direttamente dalla live version.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5) Le distribuzioni più importanti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo alcune delle distribuzioni <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> più diffuse, famose ed utilizzate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ubuntulinux.org/desktop" target="_blank"><img class="size-thumbnail wp-image-352 alignleft" title="ubuntu-logo" src="http://www.marcolecce.com/blog/wp-content/ubuntu-logo-150x150.gif" alt="Ubuntu" width="150" height="150" />Ubuntu</a>, giunto alla versione 10.4, è uno dei sistemi <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> più utilizzati, per diversi motivi. In primo luogo perchè si è conquistato la fama, non immeritata, di essere il sistema operativo più semplice da utilizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo perchè in effetti il sistema di installazione di <a href="http://www.ubuntulinux.org/desktop" target="_blank">Ubuntu</a> è tra i più semplici e, elemento ancora più importante, è un sistema che si  muove bene su un numero davvero notevole di configurazione diverse di PC.</p>
<p style="text-align: justify;">I driver nativi disponibili nelle distribuzioni <a href="http://www.ubuntulinux.org/desktop" target="_blank">Ubuntu</a> funzionano sulla maggior parte dell&#8217;hardware, permettendo agli utenti di utilizzare fin da subito il proprio PC al completo, senza ulteriore lavoro aggiuntivo. <a href="http://www.ubuntulinux.org/desktop" target="_blank">Ubuntu</a> inoltre non solo dispone di una live version, ma ha anche la possibilità di essere installato all&#8217;interno di una cartella Windwos, facilitando di molto la vita agli utenti principianti che vogliono avvicinarsi al mondo <a href="http://www.ubuntulinux.org/desktop" target="_blank">Ubuntu.</a></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marcolecce.com/blog/wp-content/FedoraLogo-250x250-400x400.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-353 alignleft" title="FedoraLogo-250x250-400x400" src="http://www.marcolecce.com/blog/wp-content/FedoraLogo-250x250-400x400-150x150.jpg" alt="Fedora" width="150" height="150" /></a><a title="Fedora Linux" href="fedoraproject.org" target="_blank">Fedora</a> è un sistema operativo completamente open (ha una licenza molto davvero &#8220;free&#8221;), è anch&#8217;esso risulta tra i più utilizzati. Le ultime versioni hanno risolto diversi problemi, in particolare quelli dei driver delle schede video nvidia: fino a qualche tempo fa infatti per chi possedeva una scheda video nvidia ad ogni aggiornamento del kernel del sistema doveva affrontare una mezza odissea per risolvere le incompatibilità che ne derivavano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora con le ultime versioni sembra che questi problemi siano stai completamente risolti: <a title="Fedora Linux" href="fedoraproject.org" target="_blank">Fedora</a> è un sistema piacevole, abbastanza semplice da usare e sicuramente molto utilizzato per installazioni server. Normalmente <a title="Fedora Linux" href="fedoraproject.org" target="_blank">Fedora</a> si scarica con <a title="GNOME desktop environment" href="www.gnome.org" target="_blank">GNOME</a> come sistema grafico di default, ma ultimamente sono disponibili anche versioni con <a title="KDE desktop environment" href="www.kde.org" target="_blank">KDE</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marcolecce.com/blog/wp-content/debian-logo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-354 alignleft" title="debian-logo" src="http://www.marcolecce.com/blog/wp-content/debian-logo-150x150.png" alt="Debian" width="150" height="150" /></a><a title="Debian Linux" href="www.debian.org" target="_blank">Debian</a> non è una distribuzione che normalmente si consiglia per i principianti, visto che alcuni procedimenti sono abbastanza complessi e richiedono una conoscenza approfondita di alcuni elementi del sistema operativo Linux.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto alle versioni Ubuntu o <a title="Fedora Linux" href="fedoraproject.org" target="_blank">Fedora</a> , è sicuramente meno curato graficamente, però vanta un numero impressionante di pacchetti disponibili nel repository. Il sistema si presenta con il sistema grafico <a title="GNOME desktop environment" href="www.gnome.org" target="_blank">GNOME</a>, anche se da qualche anno esiste un progetto parallelo per un progetto che utilizza il sistema grafico <a title="KDE desktop environment" href="www.kde.org" target="_blank">KDE</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marcolecce.com/blog/wp-content/Mandriva_Logo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-355 alignleft" title="Mandriva_Logo" src="http://www.marcolecce.com/blog/wp-content/Mandriva_Logo-140x150.png" alt="Mandriva" width="140" height="150" /></a><a title="Mandriva Linux" href="www.mandriva.org" target="_blank">Mandriva</a> è un sistema operativo che si presenta di default con <a title="KDE desktop environment" href="www.kde.org" target="_blank">KDE</a>, e graficamente è sicuramente tra i più curati. E&#8217; anche disponibile la versione <a title="GNOME desktop environment" href="www.gnome.org" target="_blank">GNOME</a>, anch&#8217;essa curata e molto performante. Negli ultimi anni è diventato uno dei sistemi <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> più utilizzati, perchè riunisce un&#8217;interfaccia grafica ben curata con un sistema operativo altrettanto ben curato e facile da configurare ed utilizzare.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il numero di distribuzioni <a title="Linux" href="http://www.linux.org/" target="_blank">Linux</a> disponibili è troppo grande per poterli citare tutti, ma per chi volesse vedere un elenco più esauriente può seguire questo <a title="Distribuzioni Linux" href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Linux_distributions" target="_blank">link</a>.</p>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 570px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;"><span id="main" style="visibility: visible;"><span id="search" style="visibility: visible;"><span class="f"><cite>www.<strong>kde</strong>.org</cite></span></span></span></div>

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		<title>Virtualizzazione &#8211; Cartella condivisa tra Ubuntu (guest) e Windows (host)</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2010/04/21/virtualizzazione-cartella-condivise-tra-ubuntu-guest-e-windows-host/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 20:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
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		<category><![CDATA[Varie]]></category>
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		<category><![CDATA[virtualizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa scrissi un post a proposito della condivisione di cartelle tra sistemi host e guest in VirtualBox. La comodità di poter scambiare dati tra le virtual machine e le macchine host è davvero troppo interessante per farne a meno.

Visto che il precedente post riguardava la condivisione di cartelle tra un sistema linux host (fedora) e un sistema windows guest, ho pensato che potesse essere utile anche la situazione in cui abbiamo un sistema windows host che deve comunicare con un sistema linux guest. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa scrissi un <a title="Condivisione cartelle windows - ubuntu" href="http://www.marcolecce.com/blog/2008/11/13/virtualizzazione-condivisione-di-cartelle-tra-linux-e-windows/" target="_blank">post</a> a proposito della condivisione di cartelle tra sistemi host e guest in <a title="Virtualbox" href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a>. La comodità di poter scambiare dati tra le virtual machine e le macchine host è davvero troppo interessante per farne a meno.</p>
<p>Visto che il precedente <a title="Condivisione cartelle windows - ubuntu" href="../2008/11/13/virtualizzazione-condivisione-di-cartelle-tra-linux-e-windows/" target="_blank">post</a> riguardava la condivisione di cartelle tra un sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a> host (fedora) e un sistema <a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> guest, ho pensato che potesse essere utile anche la situazione in cui abbiamo un sistema <a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> host che deve comunicare con un sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a> guest.</p>
<p>Il primo passo da fare è scegliere la cartella del sistema host (<a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> in questo caso) che verrà condivisa con il sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a> (<a title="Ubuntu" href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu</a> in questo caso).</p>
<p>Una volta scelta la directory del sistema host che verrà condivisa, possiamo proseguire entrando nel sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a>, e nella console digitiamo il seguente comando:</p>
<p><code>sudo mkdir /media/windows-folder</code></p>
<p>che ci permette di creare un &#8220;punto di mount&#8221; in <a title="Ubuntu" href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu</a> per la cartella in questione. Creato il &#8220;punto di mount&#8221; possiamo procedere al passo (quasi) finale con il comando:</p>
<p><code>sudo mount -t vboxsf nome_cartella /media/windows-folder</code></p>
<p>Questo comando non fa altro che legare al &#8220;punto di mount&#8221; precendentemente istanziato la cartella <a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> con il nome &#8220;nome_cartella&#8221;.  L&#8217;ultimissima cosa da fare per rendere la modifica permanente è inserire questo comando all&#8217;interno del file</p>
<p>/etc/rc.local</p>
<p>poi spegnere la macchina virtuale, andare nelle impostazione ed aggiungere tra le cartelle condivise quella che abbiamo creato. Il gioco è fatto: ora abbiamo due sistemi in perfetta comunicazione! <img src='http://www.marcolecce.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>UBUNTU 9.10 &#8211; Wireless disabilitato: ecco come riabilitarlo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 20:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche tempo gli ultimi aggiornamenti della versione Ubuntu 9.10 stanno provocando diversi problemi ai laptop Dell, in particolare alle schede di rete wireless. Dopo l&#8217;aggiornamento, infatti, la scheda wireless è disabilita dal sistema, senza possibilità di riabilitarla nè da interfaccia grafica nè con il classico ifconfig. Il problema sembra dovuto ad un bug: rfkill [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da qualche tempo gli ultimi aggiornamenti della versione Ubuntu 9.10 stanno provocando diversi problemi ai laptop Dell, in particolare alle schede di rete wireless. Dopo l&#8217;aggiornamento, infatti, la scheda wireless è disabilita dal sistema, senza possibilità di riabilitarla nè da interfaccia grafica nè con il classico ifconfig.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema sembra dovuto ad un <a title="Bug Wireless  - Ubuntu 9.10" href="https://bugzilla.kernel.org/show_bug.cgi?id=14098" target="_blank">bug</a>: rfkill vede la scheda wireless &#8220;spenta&#8221; attraverso il kill switch, anche quanto in effetti non è così. Come dicevamo gli strumenti convenziali con i quali gestiamo le nostre connessioni di rete non possono nulla: ecco allora come possiamo risolvere questo problema.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa da fare è assicurarsi che kill switch sia impostato ad &#8220;off&#8221; e lanciare il comando</p>
<p style="text-align: justify;"><em>sudo rmmod -f dell_laptop</em></p>
<p style="text-align: justify;">per verificare che in effetti ci troviamo di fronte a questo problema. Se lanciato il comando la connessione riprende vita, allora non ci resta che aggiungere</p>
<p style="text-align: justify;"><em>blacklist dell_lapto</em></p>
<p style="text-align: justify;">al file</p>
<p style="text-align: justify;"><em>/etc/modprobe.d/blacklist.conf</em></p>
<p style="text-align: justify;">Problema risolto! <img src='http://www.marcolecce.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>

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		<title>FEDORA &#8211; Disabilitare momentaneamente un repository</title>
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		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2010/03/24/fedora-disabilitare-momentaneamente-un-repository/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 13:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[La gestione dei repository è un elemento importante per la stabilità dei nostri sistemi linux: nella maggior parte delle distro attuali è possibile gestire i repository attraverso una piccola e semplice interfaccia grafica. In alcuni casi tuttavia può essere necessario abilitare o disabilitare delle repository che ci creano problemi, bloccando ad esempio i processi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gestione dei repository è un elemento importante per la stabilità dei nostri sistemi linux: nella maggior parte delle distro attuali è possibile gestire i repository attraverso una piccola e semplice interfaccia grafica.</p>
<p>In alcuni casi tuttavia può essere necessario abilitare o disabilitare delle repository che ci creano problemi, bloccando ad esempio i processi di upgrade o di installazione di nuove componenti. Supponiamo si verifichi il seguente scenario: abbiamo effettuato l&#8217;upgrade del nostro sistema Fedora, ma non è ancora disponibile la versione del driver NVIDIA per la nostra scheda grafica. Al riavvio successivo, abbiamo a disposizione solo la console. Proviamo ad effettuare un upgrade del sistema da linea di comando, dunque, per risolvere le dipendenze e correggere i problemi della nostra scheda grafica.</p>
<p>Purtroppo però notiamo che un repository non è al momento disponibile: potrebbe sembrare un concentrato di sfortuna, ma in realtà è una situazione abbastanza comune. Il repository ATRPMS, ad esempio, quello in cui sono disponibili alcuni .rpm per i driver fireware, spesso per parecchio tempo risulta non accessibile.</p>
<p>Per risolvere non dobbiamo far altro che disabilitare momentaneamente da linea di comando il repository che blocca il processo di upgrade. Supponendo che il repository a crearci problemi sia proprio ATRPMS, è sufficiente lanciare il seguente comando:</p>
<p><em>mv /etc/yum.repos.d/atrpms.repo /etc/yum.repos.d/atrpms.repo.disable</em><em><br />
</em></p>
<p>In questo modo disabilitiamo il repository, e possiamo procedere all&#8217;upgrade del sistema, risolvendo le dipendenze che rendono instabile il nostro sistema. Una volta risolto il problema, possiamo riabilitare il repository.</p>

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		</item>
		<item>
		<title>JAVA &#8211; Installazione Java e Settaggio della variabile JAVA_HOME in Linux (Ubuntu &#8211; Fedora)</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2010/01/17/java-installazione-java-e-settaggio-della-variabile-java_home-in-linux-ubuntu-fedora/</link>
		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2010/01/17/java-installazione-java-e-settaggio-della-variabile-java_home-in-linux-ubuntu-fedora/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 15:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Java]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[La selezione della VM (Virtual Machine) in uso durante lo sviluppo in Java dipende dal settaggio della variabile d&#8217;ambiente JAVA_HOME : ecco perchè è di vitale importanza capire come e dove settare tale variabile. Vediamo la configurazione della variabile d&#8217;ambiente JAVA_HOME all&#8217;interno di un sistema Linux, e in particolare per le distro Ubuntu e Fedora. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La selezione della VM (Virtual Machine) in uso durante lo sviluppo in Java dipende dal settaggio della variabile d&#8217;ambiente JAVA_HOME : ecco perchè è di vitale importanza capire come e dove settare tale variabile. Vediamo la configurazione della variabile d&#8217;ambiente JAVA_HOME all&#8217;interno di un sistema Linux, e in particolare per le distro Ubuntu e Fedora.</p>
<p>Per prima cosa, verifichiamo se nel nostro sistema è già installata una versione di Java eseguendo il comando</p>
<pre>user@host:~$ java -version</pre>
<p>In molte recenti distro Linux, è già presente l&#8217;enviroment java ma nel caso non ci fosse, lo possiamo installare senza troppi problemi.<br />
Procediamo dunque all&#8217;installazione del JDK nei nostri sistemi Ubuntu e Fedora:</p>
<p><strong>UBUNTU</strong></p>
<pre>user@host:~$ sudo apt-get install sun-java6-jdk
Password:
Reading package lists... Done
Building dependency tree
Reading state information... Done
[......................................]

<strong>FEDORA </strong>

[user@host ~]$ sudo yum install java-1.6.0-openjdk.i586</pre>
<pre>Loaded plugins: refresh-packagekit
Setting up Install Process
[......................................]</pre>
<p>In entrambi i casi, dopo l&#8217;installazione, procediamo nuovamente al controllo della versione installata con il comando</p>
<pre><strong>UBUNTU</strong>

user@host:~$ java -version
java version "1.6.0"
Java(TM) SE Runtime Environment (build 1.6.0-b105)
Java HotSpot(TM) Server VM (build 1.6.0-b105, mixed mode)</pre>
<pre><strong>FEDORA </strong><strong>
</strong></pre>
<pre>[user@host ~]$ java -version
java version "1.6.0_0"
OpenJDK Runtime Environment (IcedTea6 1.6) (fedora-33.b16.fc12-i386)
OpenJDK Server VM (build 14.0-b16, mixed mode)</pre>
<p>Se il JDK installato non è settato come default, allora possiamo procedere nel modo seguente:</p>
<pre><strong>UBUNTU
</strong></pre>
<pre>user@host:~$ sudo update-alternatives --config java

There are 2 alternatives which provide `java'.

Selection    Alternative
-----------------------------------------------
*         1    /usr/bin/gij-wrapper-4.1
+        2    /usr/lib/jvm/java-6-sun/jre/bin/java

Press enter to keep the default[*], or type selection number: 2
Using `/usr/lib/jvm/java-6-sun/jre/bin/java' to provide `java'.</pre>
<pre><strong></strong><strong>FEDORA </strong></pre>
<pre>[user@host ~]$ sudo update-alternatives --config java

There are 2 programs which provide 'java'.

Selection    Command
-----------------------------------------------
*+ 1           /usr/lib/jvm/jre-1.6.0-openjdk/bin/java
2           /usr/lib/jvm/jre-1.5.0-gcj/bin/java

Enter to keep the current selection[+], or type selection number:</pre>
<p>A questo punto è arrivato il momento di settare la variabile JAVA_HOME : editiamo dunque il file ~/.bash_profile che si trova tra i file nascosti della cartella principale di ogni utenza Linux (nel caso in cui volessimo configurare tale variabile di sistema per tutti gli utenti è sufficiente eseguire i passi che vedremo tra poco nel file /etc/profile).</p>
<p>~/.bash_profile è uno script di startuo che generalmente viene eseguito una volta sola: questo file viene utilizzato per tutti quei comandi che vengono eseguiti quando l&#8217;utente esegue il login nel sistema Linux. E&#8217; pratica comune dunque utilizzare questo file per settare le variabilil d&#8217;ambiente, per creare alias a comandi via shell, ecc.<br />
Editiamo quindi il file con il comando</p>
<p><code>$ vi ~/.bash_profile</code></p>
<p>e, usando la sintassi export JAVA_HOME=&lt;percorso-installazione-java&gt; procediamo alla modifica del file</p>
<p><code>export JAVA_HOME=/usr/java/jdk1.6.0_0</code></p>
<p>e modifichiamo la variabile PATH come segue</p>
<p><code>export PATH=$PATH:/usr/java/jdk1.6.0_0/bin<br />
</code></p>
<p>Salviamo il file, chiudiamo tutto ed eseguiamo il logout e successivamente il login nel nostro sistema. Per controllare che tutto sia andato a buon fine, è sufficiente eseguire la stampa di tali variabili come segue:</p>
<p><code>$ echo $JAVA_HOME<br />
$ echo $PATH</code></p>
<p>Se tutto ha funzionato correttamente, vedremo nel nostro terminale la stampa del percorso che abbiamo precedentemente impostato, altrimenti una riga vuota. Questa procedura si può ripetere per tutti quei framework o applicativi che richiedono il settaggio di variabili d&#8217;ambiente (come la variabile UIMA_HOME per l&#8217;utilizzo del framework UIMA).</p>
<p>Tip: Possiamo usare il comando seguente per trovare il path dell&#8217;eseguibile java in UNIX / Linux:<br />
<code>$ which java</code></p>

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		<title>LINUX &#8211; Configurare la scheda di rete da console</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2009/10/28/linux-configurare-la-scheda-di-rete-da-console/</link>
		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2009/10/28/linux-configurare-la-scheda-di-rete-da-console/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 07:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[In alcune distribuzioni linux accade che i tool grafici per la configurazione della scheda di rete abbiano più di un bug, come ad esempio non &#8220;tenere&#8221; l&#8217;impostazione del DNS o quella del Gateway. Nella maggior parte dei casi questo avviene quando sono installati più tool per la gestione delle connessioni internet che vanno in conflitto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In alcune distribuzioni linux accade che i tool grafici per la configurazione della scheda di rete abbiano più di un bug, come ad esempio non &#8220;tenere&#8221; l&#8217;impostazione del DNS o quella del Gateway. Nella maggior parte dei casi questo avviene quando sono installati più tool per la gestione delle connessioni internet che vanno in conflitto tra loro: ma non è sempre così semplice eliminare dal sistema un tool di questa importanza e in più, su un server con due o più schede di rete, può diventare davvero difficile individuare il problema.</p>
<p>(L&#8217;esempio che trattiamo tra qualche istante è una configurazione di esempio appunto, un server già attivo che possiede due schede di rete ma sul quale non si riesce a configurare correttamente la connessione ad internet, ma i comandi possono essere utilizzati per le proprie necessità)</p>
<p>Per procedere quindi alla configurazione della schede di rete su di un server (diciamo server perchè questo tipo di configurazione non rimane dopo un riavvio del sistema) si procede nel seguente modo. Supponiamo di avere due schede di rete, eth0 ed eth1 , ma che sono eth0 richiede la configurazione.</p>
<p>Il primo passo è quello di disattivare eth1, per evitare conflitti:</p>
<p><em>ifconfig eth1 down</em></p>
<p>Per sicurezza, procediamo anche al down della scheda eth0, in modo da azzerare refusi di configurazione:</p>
<p><em>ifconfig eth0</em></p>
<p>A questo punto partiamo da una situazione pulita. Il prossimo passo è assegnare un indirizzo IP e una maschera di sottorete:</p>
<p><em>ifconfig eht0 xxx.xxx.xxx.xxx broadcast mmm.mmm.mmm.mmm</em></p>
<p>A questo punto proseguiamo assegnado il gateway di default:</p>
<p><em>route add default gateway yyy.yyy.yyy.yyy</em></p>
<p>Abbiamo quasi concluso, manca il settaggio del DNS primario; qui in alcuni versioni ci sono delle problematiche, ma normalmente tutto ciò che bisogna fare è editare il file <em>/etc/resolv.conf</em> ed assegnare la direttiva:</p>
<p><em>nameserver kkk.kkk.kkk.kkk</em></p>
<p>dove kkk.kkk.kkk.kkk è l&#8217;IP del DNS primario.</p>
<p>Ultimo passo: &#8220;tiriamo su&#8221; la scheda di rete che abbiamo configurato:</p>
<p><em>ifconfig eht0 up</em></p>
<p>e&#8230;..buona navigazione! <img src='http://www.marcolecce.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>

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		<title>FEDORA &#8211; Bug: Ripresentazione del pannello di login ad accesso effettuato</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2009/09/16/fedora-bug-ripresentazione-del-pannello-di-login-a-login-correttamente-effettuato/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 07:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[In rari casi, capita che anche le più importanti e principali distro linux abbiamo dei bug davvero rilevanti: questo è l&#8217;esempio della nuova distro Fedora 11, che dopo un pesante aggiornamento del kernel, crea problemi di accesso al proprio sistema. Ecco cosa succede: quando compare il pannello di login, inseriamo i dati e accediamo al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In rari casi, capita che anche le più importanti e principali distro linux abbiamo dei bug davvero rilevanti: questo è l&#8217;esempio della nuova distro <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 11</a>, che dopo un pesante aggiornamento del kernel, crea problemi di accesso al proprio sistema.</p>
<p>Ecco cosa succede: quando compare il pannello di login, inseriamo i dati e accediamo al sistema, questo sembra avviarsi correttamente, ma dopo pochi secondi si ripresenta il pannello iniziale di login; solo dopo vari tentativi si riesce ad accedere correttamente al sistema.</p>
<p>Questo è un bug da attribuire agli ultimi aggiornamenti della release: non si presenta in tutti i sistemi, dipende dalla configurazione e dall&#8217;hardware, ma è un problema davvero fastidioso.</p>
<p>Per risolverlo, è sufficiente effettuare il downgrade del pacchetto xorg-x11-server-Xorg seguendo questa procedura:</p>
<p>1) Accedere come utente <em>root</em> (se riusciamo ad accedere con il nostro login, apriamo il terminale e ci connettiamo come utente <em>root</em>, altrimenti nel pannello di login clicchiamo la combinazione <em>CTRL &#8211; ALT &#8211; F2</em>, che permette di utilizzare il login da terminale invece del login con il pannello grafico)</p>
<p>2) eseguire<em> yum downgrade xorg-x11-server-Xorg</em></p>
<p>Attraverso questa semplice procedura risolviamo il problema, almeno fino a quando gli sviluppatori <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora</a> non avranno trovato una soluzione.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">
<pre class="alt2" style="border: 1px inset; margin: 0px; padding: 6px; overflow: auto; width: 640px; height: 34px; text-align: left;" dir="ltr">yum downgrade xorg-x11-server-Xorg</pre>
</div>

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		<item>
		<title>Fedora &#8211; Installare linux sul netbook (Samsung NC10)</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2009/09/01/fedora-installare-linux-sul-netbook-samsung-nc10/</link>
		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2009/09/01/fedora-installare-linux-sul-netbook-samsung-nc10/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 06:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[I netbook stanno letteralmente conquistando il mercato IT: gli ultimi modelli sono comodi, veloci, performanti e &#8230; anche esteticamente curati. E per quanto riguarda la dotazione software? Abbiamo deciso di testare alcuni sistemi operativi su uno dei prodotti più rappresentativi, il Samsung NC10, che oltre ad essersi dimostrato molto robusto, ha anche una configurazione hardware [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I netbook stanno letteralmente conquistando il mercato IT: gli ultimi modelli sono comodi, veloci, performanti e &#8230; anche esteticamente curati. E per quanto riguarda la dotazione software? Abbiamo deciso di testare alcuni sistemi operativi su uno dei prodotti più rappresentativi, il <a href="http://www.samsung.com/it/consumer/type/type.do?group=monitorcomputersperipherals&amp;type=mini_notebook&amp;cid=google_mpc_mininotebook" target="_blank">Samsung NC10</a>, che oltre ad essersi dimostrato molto robusto, ha anche una configurazione hardware veramente molto completa.</p>
<p>I sistemi operativi presi in esame sono:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.microsoft.com/italy/windows/products/windowsxp/default.mspx" target="_blank">Windows XP</a></li>
<li><a href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu 9.04</a></li>
<li><a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 11 (Gnome)</a></li>
</ol>
<p>Acquistando il <a href="http://www.samsung.com/it/consumer/type/type.do?group=monitorcomputersperipherals&amp;type=mini_notebook&amp;cid=google_mpc_mininotebook" target="_blank">Samsung NC10</a>, ci si trova sulla macchina una versione di <a href="http://www.microsoft.com/italy/windows/products/windowsxp/default.mspx" target="_blank">Windows XP</a> sorprendentemente stabile e veloce, per essere un sistema pre-installato: nonostante il grande numero di software &#8220;opzionale&#8221; installato infatti, il netbook risulta piacevole da usare, e <a href="http://www.microsoft.com/italy/windows/products/windowsxp/default.mspx" target="_blank">Windows XP</a> risponde prontamente ai solleciti dell&#8217;utente.</p>
<p>Ma la vera forza di questi netbook si vede in effetti con i sistemi Linux, che riescono davvero a sfruttare fino in fondo le potenzialità di questi piccoli amici. Tra <a href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu 9.04</a> e <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 11 (Gnome)</a>, quest&#8217;ultimo è sicuramente superiore, per diversi motivi. Innanzittutto perchè riconosce fin dalla prima installazione e senza ulteriori interventi praticamente tutto l&#8217;hardware del notebook: e non è certamente un elemento trascurabile, visto che ad esempio <a href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu 9.04</a> utilizza un driver per la scheda wireless non pienamente compatibile, che non ne permette l&#8217;utilizzo a meno di successivi interventi (si trovano parecchi dettagli in rete su come risolvere questo problema). Altri gravi problemi nella installazione di <a href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu 9.04</a> sono ad esempio un touchpad poco sensibile, e, problema ancora più grave, una illuminazione bassissima che rende praticamente inutilizzabile il netbook con uso in batteria.</p>
<p>Per questo motivo il nostro consiglio è il seguente: installare la versione di <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 11 (Gnome)</a>, eseguendo i seguenti passi.</p>
<p>1) Scaricare il <a href="https://fedorahosted.org/liveusb-creator/" target="_blank">liveusb creator</a> , un applicativo utilie per creare una chiavetta usb di installazione per sistemi Fedora</p>
<p>2) Scaricare la versione <a href="http://fedoraproject.org/en/get-fedora" target="_blank">Gnome di Fedora 10</a>: ok ma non avevamo detto la 11? Sì, ma questo è in effetti l&#8217;unico problema riscontrato per installare Fedora sul nostro Samsung, ma si risolve davvero molto semplicemente. Il problema è che non si riesce in nessun modo a creare con il liveusb una chiavetta d&#8217;installazione funzionante da subito per <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 11 (Gnome)</a>: si riesce per <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 11 (KDE)</a>, ma questo presenta poi praticamente gli stessi problemi di <a href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu 9.04</a>, dunque non è consigliabile seguire questa strada. Nella pratica andremo a fare questo: installiamo da prima Fedora 10 Gnome, e successivamente con la procedura di upgrade installiamo al versione 11.</p>
<p>2) A questo punto abbiamo tutto il necessario per creare la nostra chiavetta. Procediamo con la creazione della chiavetta: una volta concluso il procedimento, riavviamo il nostro netbook, entriamo nel BIOS (premendo ripetutamente F2 prima del caricamente del sistema operativo), andiamo nella sezione che gestisce la lista di boot e impostiamo come prima sorgente il lettore USB: in questo modo, dopo un al riavvio verrà letto in primis il boot da chiavetta USB.</p>
<p>3) A questo punto riavviamo, inseriamo la chiavetta e procediamo all&#8217;installazione di <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 10 (Gnome)</a>.</p>
<p>4) Ad installazione conclusa, aggiorniamo il sistema, utilizzando YUM o il Package Manager, e a fine aggiornamento, aprimo un terminale.</p>
<p>5) Nel terminale, diventiamo utente root e digitiamo il comando preupgrade , che farà partire la procedura grafica e guidata per upgradare il sistema Fedora dalla versione 10 alla versione 11.</p>
<p>6) A questo punto è sufficiente seguire le istruzioni dell&#8217;interfaccia grafica di upgrade per concludere il processo ed avere un <a href="http://fedoraproject.org/" target="_blank">Fedora 11 (Gnome)</a> perfettamente funzionante (o quasi&#8230;.)</p>
<p>7) Diciamo &#8220;o quasi&#8221; perchè in alcuni casi abbiamo riscontrato un problema sull&#8217;illuminazione dello schermo quando siamo in battery mode. Questo sembra essere un bug del sistema, simile a quanto succedeva in <a href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu 9.04</a>, ma in questo caso, per risolvere il problema, è sufficiente collegarsi come utente root in un terminale e digitare il seguente comando:</p>
<p><em>setpci -s 00:02.1 F4.B=X</em></p>
<p>dove al posto di X possiamo mettere un valore compreso tra 40 e 100 (dove 100 è il massimo dell&#8217;illuminazione).</p>
<p>Quest&#8217;ultimo è un bug, è vero , che però per quanto fastidioso si fixa in pochi secondi, e comunque è un fastidio che viene compensato sicuramente dal fatto che il resto del sistema è perfettamente funzionante fin dal primo avvio.</p>
<p>Ancora due truccetti per rendere perfetto il nostro netbook: per aumentare la leggibilità, possiamo scaricare ed installare questo <a href="http://home.ircnet.de/cru/nc10/dist/cru-netbook-theme-1.0-1.fc9.noarch.rpm" target="_self">tema</a> , che utilizza delle icone perfezionate per piccoli schermi, ed inoltre possiamo diminuire leggermente la dimensione dei caratteri seguendo questo percorso nel menu in alto:</p>
<p><em>System &#8212;&gt; Preferences &#8212;&gt; Appearance &#8212;&gt; Font &#8212;&gt; Details &#8212;&gt; Resolution</em></p>
<p>e fissando a 95 la risoluzione dei caratteri.</p>
<p>A questo punto possiamo veramente godere del nostro netbook <a href="http://www.samsung.com/it/consumer/type/type.do?group=monitorcomputersperipherals&amp;type=mini_notebook&amp;cid=google_mpc_mininotebook" target="_blank">Samsung NC10</a> configurato a dovere e carrozzato per qualsiasi tipo di lavoro.</p>

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		<item>
		<title>PHP &#8211; Configurare un ambiente per il team development</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2009/06/04/php-configurare-un-ambiente-per-il-team-development/</link>
		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2009/06/04/php-configurare-un-ambiente-per-il-team-development/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 07:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apache]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[PHP]]></category>
		<category><![CDATA[Server]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il team development e la gestione del lavoro di gruppo è molto importante ed è spesso un aspetto trascurato: più un gruppo di lavoro è affiatato e coordinato, e più il lavoro sarà puntuale, preciso e professionale. Il lavoro di squadra richiede da parte delle figure coinvolte pazienza e dedizione, e la strada da scegliere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il team development e la gestione del lavoro di gruppo è molto importante ed è spesso un aspetto trascurato: più un gruppo di lavoro è affiatato e coordinato, e più il lavoro sarà puntuale, preciso e professionale.</p>
<p>Il lavoro di squadra richiede da parte delle figure coinvolte pazienza e dedizione, e la strada da scegliere deve essere quelle del dialogo costruttivo e del rispetto delle idee di ognuno dei partecipanti.</p>
<p>Vi sono strumenti che è molto importante conoscere, perchè permettono di sincronizzare il lavoro del team e di gestire in modo professionale e ordinato progetti di dimensioni importanti. In questo articolo vedremo come configurare un ambiente di sviluppo professionale per il team development, ma non bisogna mai dimenticare un elemento importante: gli strumenti che vedremo sono molto potenti ed utili, ma non sono adatti a tutte le situazioni e a tutte le tipologie di progetto.</p>
<p>Uno strumento potente, ma inadatto alle caratteristiche dei progetti o dei movimenti produttivi interni dell&#8217;azienda, può provocare danni non indifferenti.</p>
<p>L&#8217;ambiente che andremo a configurare ha i seguenti requisiti:</p>
<ol>
<li>un server linux (fedora 10)</li>
<li>Apache, PHP, MySql installati nel server e nella propria macchina</li>
<li>IDE Zend Studio for Eclipse (o anche solo Eclipse) installato nella propria macchina</li>
</ol>
<p>Il sistema che andremo a configurare  è dunque composto da un server Linux su cui installaremo l&#8217;svn (subversion), e da una o più workstation su cui sarà configurato un ambiente di sviluppo in locale e l&#8217;IDE che ci permette di gestire i collegamenti con subversion e dunque di lavorare in team con i nostri colleghi.</p>
<p><strong>Configurazione del SERVER</strong></p>
<p>Avendo scelto come sistema operativo Fedora 10, possiamo utilizzare il tool yum per installare <a href="http://subversion.tigris.org/" target="_blank">subversion</a> su linux:</p>
<p style="text-align: center;"><em><code>yum install subversion</code></em></p>
<p>Per renderlo avviabile in Apache, installiamo il modulo mod_dav_svn:</p>
<p style="text-align: center;"><em><code>yum install mod_dav_svn</code></em></p>
<p>Nella directory root del server, creiamo le seguenti cartelle per il repository svn:</p>
<p style="text-align: center;"><em><code>mkdir /svn/repos<br />
svnadmin create /svn/repos/projects</code></em></p>
<p>Per questioni di permessi, è necessario cambiare il proprietario della cartella in &#8220;apache&#8221; :
</p>
<p style="text-align: center;"><em><code>chown -R apache.apache /svn</code></em></p>
<p>A questo punto, dobbiamo creare il file in cui verranno scritte le policy di sicurezza che controllano la metodologia di accesso ai progetti. Creiamo il file svnauth nella directory /svn/repos/projects/svnauth e inseriamo le utenze come da esempio seguente:<br />
<code><br />
[/]<br />
user1 = rw<br />
user2 = r</code></p>
<p><em>user1</em> in questo caso avrà accesso in lettura-scrittura, mentre <em>user2</em> avrà l&#8217;accesso in modalità in sola lettura in tutto il repository.</p>
<p>Il passo successivo è creare il file (/svn/repos/projects/svnpass) che conterrà le password degli utenti di cui sopra:</p>
<p style="text-align: center;"><em><code>htpasswd -bcm </code>/svn/repos/projects/svnpass<code> user1 passwordUser1<br />
htpasswd -bm </code>/svn/repos/projects/svnpass<code> user2 passwordUser2</code></em>
</p>
<p style="text-align: left;">Lanciando i comandi precedenti, creiamo un&#8217;associazione tra utente e password, e tale associazione verrà appunto scritta nel file <em>svnpass</em>. Importante: notate che i parametri del primo comando (<em>-bcm</em>) sono diversi dal secondo (<em>-bm</em>); questo perchè nel secondo caso andiamo solo ad aggiungere una riga al file <em>svnpass</em>, mentre nel primo caso è impostata anche la creazione opzionale del file nel caso in cui questo non esistesse. I parametri associati al comando htpassw hanno il seguento significato:</p>
<p style="text-align: left;">-c    creazione nuovo file</p>
<p style="text-align: left;">-m   forzare la crittografia MD5 della password</p>
<p style="text-align: left;">-b    usare la password inserita da linea di comando</p>
<p>Per ulteriori chiarimenti sul comando <em>htpasswd</em> consigliamo di leggerne la documentazione, anche perchè ci sono alcune differenza in base al sistema operativo in uso.</p>
<p>Ora è arrivato il momendo di configura <a href="http://www.apache.org/" target="_blank">Apache</a>; aggiungiamo allora le seguenti righe al file di configurazione del server web:</p>
<p><em><code>&lt;Location /svn/sandbox&gt;<br />
DAV svn<br />
SVNPath /svn/repos/sandbox<br />
AuthType Basic<br />
AuthName "Subversion Repository"<br />
AuthUserFile /svn/repos/sandbox/svnpass<br />
Require valid-user<br />
AuthzSVNAccessFile /svn/repos/sandbox/svnauth<br />
&lt;/Location&gt;</code></em></p>
<p><code>Riavviamo </code><a href="http://www.apache.org/" target="_blank">Apache</a><code>, e l'ambiente server è pronto per essere utilizzato. Se tutto funziona regolarmente, il repository dovrà essere accessibile da browser al seguente indirizzo</code> <em>http://www.yourserver.com/svn/projects</em>.</p>
<p>Sarà richiesta una login e una password, che ovviamente dovranno corrispondere a quelle che abbiamo procedentemente inserito.</p>
<p>Ora manca il passo finale, quello della configurazione del nostro IDE. Consideriamo a questo punto che su ogni macchina prediposta per il team development vi siamo già configurato un ambiente di sviluppo classico per lo sviluppo locale in PHP (<a href="http://www.apache.org/" target="_blank">Apache</a>-PHP-<a href="http://www.mysql.it/" target="_blank">MySql</a>).</p>
<p>In questa sede sarebbe troppo dispersivo e lungo descrivere il procedimento passo per passo: vi sono diversi pacchetti com xxamp o wamp che si possono usare per configurare in pochi minuti un ambiente di sviluppo in PHP perfettamente funzionante in ambiente Windows (nelle release Linux più diffuse, è già tutto prediposto per una installazione di tale ambiente), anche se il nostro consiglio è di procedere con installazioni manuali di cui si ha il completo controllo. L&#8217;unico appunto è di far puntare la directory root di apache nel workspace che abbiamo scelto durante la configurazione della IDE: in questo modo rendiamo visibili i nostri progetti <a href="http://www.zend.com/it/" target="_blank">ZEND</a> o <a href="http://www.eclipse.org/">ECLIPSE</a> nel nostro localhost.</p>
<p>La configurazione che vedremo è esattamente la stessa sia che si utilizzi Zend Studio for Eclipse che Eclispe con il plugin Php. Quest&#8217;ultima, come la maggior parte degli utenti sapranno, è completamente gratuita, e fornisce gli stessi strumenti di Zend Studio per quando riguarda il team development. Chiaramente Zend Studio è la piattaforma specifica per lo sviluppo in PHP, e sicuramente per un web developper professionista è il top in quanto a strumenti forniti e comodità di sviluppo. Tuttavia, per chi sviluppa in più di un linguaggio di programmazione a livelli professionali, Eclipse, a nostro avviso, risulta essere la scelta più versatile e comoda.</p>
<p>Procediamo alla configurazione della nostra IDE:</p>
<p>1) Apriamo la prospettiva SVN Repositories</p>
<p>2) Nella colonna di destra, andiamo ad aggiungere il nostro repository (tasto destro + new)</p>
<p>2.1) Inserire l&#8217;URL  del repository <em>http://www.tuoserver.com/svn/projects</em>.</p>
<p>2.2) Inserire l&#8217;user e la pass dell&#8217;utente che utilizzerà tale ambiente e che rientrano in quelle precedentemente configurate</p>
<p>2.3) Clicchiamo su &#8220;Finish&#8221;</p>
<p>A questo punto il repository verrà importato nel nostro ambiente: concluso tale processo, apriamo la prospettiva &#8220;PHP Explorer&#8221; (o Resource), che sarà la prospettiva vera e propria che useremo per lo sviluppo. Creiamo un nuovo progetto:</p>
<p>1) New Project</p>
<p>2) Svn &#8211;&gt; Project from SVN</p>
<p>3) Selezionare l&#8217;uso di un repository esistente</p>
<p>4) Scegliere il/i progetto/i, la data attuale e procedere cliccando su &#8220;Finish&#8221;</p>
<p>A questo punto verrà eseguito il checkout del progetto: questo procedimento impiegherà qualche minuti prima di concludere.</p>
<p>Siamo pronti per testare il meccanismo, tornando ad analizzare la sezione &#8220;PHP Explorer&#8221; della nostra IDE.</p>
<p>La prima cosa che notiamo sono dei &#8220;numeri&#8221; presenti su ogni risorsa all&#8217;interno del progetto: questo &#8220;numero&#8221; identifica la versione della risorsa: subversion, infatti, gestisce un potente e importante strumento di versioning, che facilita nelle operazioni di update o di recupero.</p>
<p>Cliccando con il tasto destro del mouse sul nome del progetto, e scegliendo &#8220;Team&#8221;, si apre un menu contestuale che ci mette a disposizione tutti gli strumenti potenti di gestione del team development e di subversion.</p>
<p>La operazioni principali sono <strong>UPDATE</strong> e <strong>COMMIT</strong> : la prima permette di ricevere le modifiche che gli altri membri del team hanno portato al progetto eseguendo un commit. Il COMMIT, appunto, è l&#8217;operazione più importante, perchè permette di scrivere sul progetto finale, direttamente sull&#8217;snv: bisogna per questo fare molto attenzione durante questa operazione, essere sicuri che ciò che si sta &#8220;commitando&#8221; sia perfettamente funzionante e ricordarsi sempre di commentare il proprio COMMIT per permettere una facile gestione del versioning.</p>
<p>Vi sono tantissime altre funzionalità molto importanti e potenti che possiamo sfruttatare per lavorare al meglio con questi strumenti, ma per ora riteniamo siamo meglio fermarci qui&#8230;.abbiamo già abbastanza elementi da testare! Chiaramente, nel caso ci fossero domande o questione di qualsiasi tipo, siamo a  vostra disposizione!! <img src='http://www.marcolecce.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>

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		<title>Virtualizzazione &#8211; Configurare il supporto USB di VirtualBox su Fedora 10</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 07:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;ultima versione di VirtualBox, il prodotto di virtualizzazione ha raggiunto davvero ottimi livelli, anche su piattaforma Linux. Nelle nostre prove, abbiamo riscontrato i soliti problemi con il supporto USB: putroppo ancora non è stata prevista una configurazione totalmente automatica, almeno nelle release di Fedora, e allora&#8230;.ecco come procedere! Il problema è ovviamente dato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;ultima versione di <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a>, il prodotto di virtualizzazione ha raggiunto davvero ottimi livelli, anche su piattaforma Linux. Nelle nostre prove, abbiamo riscontrato i soliti problemi con il supporto USB: putroppo ancora non è stata prevista una configurazione totalmente automatica, almeno nelle release di Fedora, e allora&#8230;.ecco come procedere!</p>
<p>Il problema è ovviamente dato dalla configurazione dei permessi: per prima cosa, dobbiamo aggiungere la nostra utenza al gruppo <strong>vboxusers</strong> (possiamo controllare che non sia già stato fatto in automatico lanciando il comando <em>groups</em>), con il seguente comando</p>
<p style="text-align: center;"><em>sudo gpasswd -a $(logname) vboxusers</em></p>
<p>Ora dobbiamo garantire i permessi di scrittura e lettura su  &#8220;usbfs&#8221; per gli utenti che appartengono al gruppo &#8220;vboxusers&#8221;.</p>
<p>Su Fedora 10, &#8220;usbfs&#8221; è accessibile da <em>/proc/bus/usb</em> che per configurazione di defualt appartiene all&#8217;utente root e al gruppo root. Potremmo anche modificare i permessi con il comando <em>chmod</em>, ma ogni qualvolta riavviamo il sistema, dovremmo rifare la medesima procedura. Inoltre non possiamo eseguire a piacimento le operazioni di mount, perchè il sistema comunica constantemente con &#8220;usbfs&#8221;, e finchè esiste tale comunicazione ( cioè esattamente per tutto il tempo in cui il sistema è <em>running</em> ) il filesystem risulta &#8220;busy&#8221;. Il &#8220;trucco&#8221; sta nel &#8220;montare&#8221; una copia di &#8220;usbfs&#8221; da qualche parte nel sistema, passando gli effetti delle configurazioni anche su<em> /proc/bus/usb</em>. Per fare questo, ci serve l&#8217;id del gruppo &#8220;vboxusers&#8221;, che troviamo con il seguente comando:</p>
<p style="text-align: center;"><em>cat /etc/group | grep vboxusers</em></p>
<p>L&#8217;output sarà qualcosa di simile a:</p>
<p style="text-align: center;"><em>vboxusers:x:501:nomeutente</em></p>
<p>che specifica appunto che sul proprio sistema l&#8217;id del gruppo (gid) &#8220;vboxusers&#8221; è 501. Ora mpossiamo procedere nella creazione di un altro punto di mount per &#8220;usbfs&#8221;. Decidiamo di crearlo in /root/usbfs:</p>
<p style="text-align: center;"><em>sudo mkdir /root/usbfs</em></p>
<p>Il prossimo passo è la modifica del file /etc/fstab per &#8220;montare&#8221; una copia di &#8220;usbfs&#8221; in /root/usbfs. Editiamo quindi il file, ad esempio con vi, e alla fine di questo aggiungiamo le seguenti righe:</p>
<p style="text-align: center;"><em>none /root/usbfs usbfs rw,devgid=501,devmode=664 0 0</em></p>
<p>Ovviamente, se nel vostro sistema il gid del gruppo &#8220;vboxusers&#8221; è differente da 501, dovete sostituirlo con quello appropriato. Per applicare i cambiamenti, lanciamo il comando di &#8220;mount&#8221;:</p>
<p style="text-align: center;"><em>sudo mount -a</em></p>
<p style="text-align: left;">Dopo questa procedera, finalmente i vostri sistemi virtuali leggerando qualsiasi collegamento USB, esattamente come il vostro sistema operativo. Chiaramente è necessario settare, per ogni macchina virtuale, i controller USB che volete rendere attivi.</p>

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