Con il bollettino sulla sicurezza rilasciato 4 giorni fa, Adobe fa sapere che due tra i suoi prodotti più diffusi, Adobe Reader e Adobe Acrobat, sono sensibili a una falla nella sicurezza di livello critico: il nuovo bug infatti non solo può causare un crash improvviso ma addirittura potrebbe permettere ai malintenzionati di prendere il controllo del sistema su cui gli applicativi in questione sono installati.
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Il Tethering è una tecnica che permette ad un telefono cellulare di fornire connettività internet ad altri dispositivi.

Nella pratica il tethering permette di trasformare il telefono cellulare in modem e, attraverso un collegamento via USB, Bluetooth o Wi-Fi, di sfrutturare la sua connessione internet ad esempio sul nostro netbook.

Android

Android

Questa tecnica è disponibile sostanzialmente per tutte le principali piattaforme mobile, come Android, iPhone, Windows, Symbian, Bada, ecc. La procedura che vediamo in questo articolo riguarda la piattaforma Android 2.1 Eclair, ed è stata testata con successo su un dispositivo Acer Liquid collegato ad un netbook con sistema operativo Ubuntu Netbook Edition (ma funziona anche sella versione di Ubuntu per desktop a 32-bit e a 64 -bit).
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VirtualBox è uno dei prodotti più interessanti nell’ambito della virtualizzazione: perchè è open source, perchè è potente, facile da usare e fornito di un numero enorme di funzionalità avanzate e di personalizzazioni. Purtroppo però tra queste non vi è (speriamo ancora per poco) la possibilità di estendere una partizione virtuale.

virtualbox
VirtualBox

Se quindi si esaurisce lo spazio su disco, come possiamo risolvere?

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Qualche tempo fa scrissi un post a proposito della condivisione di cartelle tra sistemi host e guest in VirtualBox. La comodità di poter scambiare dati tra le virtual machine e le macchine host è davvero troppo interessante per farne a meno.

Visto che il precedente post riguardava la condivisione di cartelle tra un sistema Linux host (fedora) e un sistema Windows guest, ho pensato che potesse essere utile anche la situazione in cui abbiamo un sistema Windows host che deve comunicare con un sistema Linux guest.

Il primo passo da fare è scegliere la cartella del sistema host (Windows in questo caso) che verrà condivisa con il sistema Linux (Ubuntu in questo caso).

Una volta scelta la directory del sistema host che verrà condivisa, possiamo proseguire entrando nel sistema Linux, e nella console digitiamo il seguente comando:

sudo mkdir /media/windows-folder

che ci permette di creare un “punto di mount” in Ubuntu per la cartella in questione. Creato il “punto di mount” possiamo procedere al passo (quasi) finale con il comando:

sudo mount -t vboxsf nome_cartella /media/windows-folder

Questo comando non fa altro che legare al “punto di mount” precendentemente istanziato la cartella Windows con il nome “nome_cartella”.  L’ultimissima cosa da fare per rendere la modifica permanente è inserire questo comando all’interno del file

/etc/rc.local

poi spegnere la macchina virtuale, andare nelle impostazione ed aggiungere tra le cartelle condivise quella che abbiamo creato. Il gioco è fatto: ora abbiamo due sistemi in perfetta comunicazione! ;)



Imparare a partizionare correttamente il disco rigido del proprio PC è un passo fondamentali per avere un sistema operativo solido e facilre da manutenere. Un buon partizionamento del disco rigido ci permette di salvaguardare i nostri dati, ad esempio, separandoli dal resto del sistema e proteggendoli così da eventuali danni al sistema stesso.

Può tuttavia capitare di voler o dover ripartizionare il disco, ad esempio perchè abbiamo sottostimato il volume del disco primario. Ovviamente possiamo segliere di formattare il disco e procedere ad una nuova formattazione, ma questo vorrebbe dire spostare i dati in un altro device e poi spostarli nuovamente a formattazione completata. Chiaramente abbiamo un’alternativa migliore e sicuramente più veloce.

Esistono infatti diversi prodotti per i sistemi Windows in grado di ripartizionare il disco in real-time: ne abbiamo provati diversi, con risultati decisamente deludenti, fino a quando non abbiamo scovato l’EASEUS Partition Master 5.0.1 Home Edition.

Questo è davvero un ottimo prodotto: gratuito, veloce, facile da utilizzare e soprattutto solido e robusto. In tutte le prove che abbiamo fatto non abbiamo riscontrato alcun problema, nessuna perdita di dati: in pochi minuti abbiamo riformattato il disco e dopo un riavvio….eccoci pronti a lavorare. Il prodotto è scaricabile gratuitamente da qui.



Qualche tempo fa abbiamo recensito in questo articolo gli applicativi più conosciuti per la virtualizzazione in ambiente Windows e Linux : Vmware e in VirtualBox . In quell’articolo avevamo analizzato le principali funzionalità di uno e dell’altro, arrivando alla conclusione che in effetti Vmware aveva un qualcosa in più….aveva! Con la nuova versione di VirtualBox , la 2.0.4, sono stati fatti grandi passi in avanti: sono stati risolti i problemi della gestione delle porte USB, e, con l’installazione degli addons scaricabili al seguente indirizzo, VirtualBox ottiene una serie di funzionalità aggiuntive che lo rendono davvero un ottimo prodotto, assolutamente paragonabile alla versione liberamente scaricabile di Vmware.

Con questa premessa, ecco una “chicca” per utilizzare le comodissime cartelle condivise tra sistema HOST Linux e sistema GUEST Windows. La procedura è molto semplice e veloce:

  1. Si crea la cartella sul sistema HOST (Linux in questo caso)
  2. Si accede alla configurazione della macchina virtuale attraverso il menu “Settings”
  3. Qui, nella scheda “Shared Folder” andiamo ad aggiungere la cartella creata al punto 1, come cartella permanente se vogliamo che sia disponibile ad ogni avvio della macchina virtuale
  4. Accediamo alla macchina virtuale
  5. Dal menu Start di Windows andiamo nel campo “cerca”, digitiamo “esegui”, e premiamo invio
  6. Nella finestra che si apre, dicitiamo il seguente comando

    net use x: \\vboxsvr\nome_cartella_condivisa

    e premiamo invio

Nel caso in cui capitasse che dopo un’avvio della macchina virtuale non sia possibile accedere alla cartella condivisa, sarà sufficiente ripetere i passi 5-6 per rendere nuovamente la cartella disponibile.



Linux, in ogni sua distribuzione, ha fatto davvero passi da gigante per quanto riguarda il layout grafico e la gradevolezza visiva. Ma tra i nuovi utenti non molti sanno che la grafica iniziale di praticamente ogni distribuzione può essere praticamente sconvolta e modifica a piacimento, con l’utilizzo di template, icone e temi personalizzati disponibili ovviamente in modalità open source….il solito regalo dalla comunità Linux! ;)

Per chi utilizza GNOME, può visitare questo sito , ricchissimo di temi, icone, e qualsiasi sorta di componente grafica per il vostro sistema Linux GNOME….davvero un universo di materiale!!

Ovviamente esiste il sito fratello per sistemi che utilizzano KDE, raggiungibile a questo indirizzo. Ragazzi fateci un salto, ne vale davvero la pena, ma mettete in conto di perderci almeno almeno due orette!! ;)

Un’altra risorsa che non deve mancare di essere visitata è raggiungibile al seguente indirizzo. E’ sicuramente meno ricco del precedente, ma merita ugualmente almeno uno sguardo. Un’altra ricca risorsa per sistemi GNOME è qui : ragazzi, questo è un altro sito pericolo….troppo bello per non farvi perdere almeno mezza giornata! :)



Per chi volesse scrivere semplici applicativi Java che si appoggiano su un database MySql può utilizzare quanto scritto in queste poche righe.

Ovviamente un ambiente professionale andrebbe configurato in altro modo, ma per alcune semplici applicazioni ci possiamo accontentare di quanto segue:

- chiaramente la prima cosa da fare è installare MySql sulla propria macchina ( potete seguire questo link ) e avere installato correttamente Eclipse (sull’utilizzo di Eclipse scrivere una guida a breve).

- è necessario scaricare il mysql connector  da qui

- nel caso in cui si utilizzasse un JDK, prelevare il file mysql-connector-java-5.0.8-bin.jar e metterlo nella directory C:\Programmi\Java\jdk1.6.0_06\jre\lib\ext oppure nel classpatch

Ovviamente questi semplici passi funzionano per sistemi Windows-based. Per sistemi Linux i passi sono molto simili, semplicemente cambiano i percorsi e l’utilizzo delle variabili d’ambiente.



Continua la nostra ricerca dei tools utili per analizzare e controllare le reti. Dopo aver introdotto Bwmon, vediamo ora un tool davvero interessante, Wireshark . Questo è probabilmente il miglior analizzatore di rete disponibile, ed è stato implementato da un team che comprendeva i maggiori esperti mondiali del settore.

Il download e l’installazioni sono davvero banali, dunque non ci soffermeremo oltre. Una volta scaricata la versione del tool più indicata per il proprio sistema operativo, si esegue il file di setup scaricato e l’installazione prosegue senza ulteriori richieste.

Lanciato il programma, è possibile eseguire uno scan del sistema per rilevare tutte le interfaccie di rete presenti (LAN, Wireless, ecc.) e scegliere così quella al momento connessa e che vogliamo analizzare.

L’interfaccia di gestione si presenta in questo modo:

Interfaccia WireShark

Il cerchio rosso indica il pulsante da premere per attivare il rilevamento delle interfaccie. Effettuata la scelta, il tool visualizza tutte le informazioni che transitano su tale interfaccia, pacchetto per pacchetto. Ci si rende subito conto della potena di Wireshark : è possibile analizzare molto in profondità, addirittura entrare nel pacchetto per controllare ogni parte costituente (Frame 1, IP, UDP, ecc.) .

Oltre che tool utile per i sistemisti, Wireshark può essere un’ottimo strumento didattico, viste le possibilità che offre. E’ sufficiente una prova per rendersi conto delle sue potenzialità, e consigliamo vivamente di analizzare almeno una volta la propria interfaccia di rete.



Gestire un server, in particolare un server Linux, è un’attività che richiede parecchio lavoro e costante impegno. Per svolgere al meglio il proprio lavoro, soprattutto se si è responsabili di una macchina, è necessario seguire con attenzione gli aggiornamenti e le security patch rilasciate per il proprio sistama operativo, o per gli applicativi utilizzati.

Ma è ovviamente molto difficile avere tutto sotto controllo senza un ausilio “esterno”: ecco a cosa servono i tool come Tiger, Nmap e Nessus.

Questi tool hanno diverse caratteristiche interessanti, alcuni sono più precisi, altri più approfonditi, ma comunque hanno uno scopo in comune: permettere all’amministratore di rete di monitorare il proprio sistema e scoprire le vulnerabilità prima che sia troppo tardi.

Tiger e Nmap sono in effetti più semplici da installare ed utilizzare, ma è anche vero che non raggiungono la profondità di analisi e la precisione di Nessus.

Quest’ultimo è eseguibile su diversi sistemi operativi, tra i quali ci sono i seguenti:

  • Red Hat ES 3, ES 4, and ES 5 (i386 and x86-64)
  • Fedora Core 7 and 8
  • SUSE 9.3 and 10.0
  • Debian 4 (i386 and amd64)
  • FreeBSD 6.0
  • Solaris 9 and 10
  • Mac OS X 10.5
  • Windows 2000, XP, Server 2003, Server 2008, and Vista
  • Enterasys Dragon appliance running Dragon 7.2 or later

Anche gli altri due tool supportano diversi sistemi operativi, per questo motivo conviene leggere le rispettive documentazioni e le rispettive liste di plugin per capire quale sia il tool che meglio si addice all’analisi che vogliamo eseguire sul nostro sistema.

In particolare, i link a cui facciamo riferimento sono i seguenti:

Non proseguiamo con ulteriori spiegazioni, visto che la documenzione di ogni tool è veramente esauriente ed intuitiva. Ad ogni modo, rimaniamo come sempre a disposizione per chi incontrasse difficoltà nella configurazione, nell’installazione o nell’utilizzo.



Per chi sviluppa piattaforme web, spesse volte capita la situazione di lavorare ad un aggiornamento del sistema che ovviamente non è online e che magari risiede su una diversa macchina della versione originale che continua a “girare” normalmente.

Ovviamente durante lo sviluppo di una piattaforma da aggiornare, la versione precedente deve continuare ad essere online finchè la nuova versione non è pronta, ma d’altro canto anche chi lavora alla nuova implementazione deve poter testare il nuovo software e quindi mettelo in rete per avere un feedback.

La cosa più veloce da fare in questi casi per chi utilizza come sistema operativo Windows, è quella di aprire il seguente file:

C:\WINDOWS\system32\drivers\etc\hosts

 

Questo file permette di forzare la mappatura degli indirizzi IP: vediamo un esempio. Supponiamo di stare lavorando alla nuova versione del sito www.mysite.com : ovviamente potremmo posizionare la nuova versione in una sottocartella e risolvere il problema, ma se l’applicativo è di una certa dimensione o se la nuova versione risiede su un’altra macchina più nuova e performante ma che è mappata con lo stesso dominio, allora si presenta il problema. Ovviamente finchè non facciamo un reindirizzamento quando scriveremo sul nostro browser www.mysite.com continuerà ad vedersi la vecchia versione, ma allo stesso tempo non possiamo fare il reindirizzamento finchè la nuova versione non è pronta.

Allora possiamo forzare, attraverso alcune mofiche al file di cui sopra, la mappatura del sito, e quando digitiamo nel browser www.mysite.com vedere la versione in sviluppo residente nella macchina che indichiamo: ovviamente questa modifica varrà solo in locale, saremo gli unici a vedere sotto il dominio www.mysite.com la nuova versione, gli altri continueranno a non vedere modifiche.

Vediamo un esempio pratico, supponendo che la versione attuale del dominio www.mysite.com risieda su xxx.xxx.xxx.xxx mentre quella nuova risiede su yyy.yyy.yyy.yyy . Per effettuare la forzatura è sufficiente aggiungere al file hosts la seguente riga:

yyy.yyy.yyy.yyy                www.mysite.com

Una volta salvato il file e aperto il browser, quando andremo a scrivere www.mysite.com ora vedremo la versione in sviluppo, e potremmo lavorare e testare tranquilli. Una volta finito, possiamo o commentare ( aggiungendo davanti alla riga il simbolo # ) o cancellare la riga, e tutto tornerà come prima.