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	<title>Blogrammazione &#187; Varie</title>
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	<description>Programmazione, PHP, JAVA, ASP, Linux, Windows, Ajax, Web 2.0, Web 3.0</description>
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		<title>Google è il Grande Fratello?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 15:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[A cosa dobbiamo rinunciare per avere servizi sempre più tecnologicamente avanzati che ci semplificano (e in alcuni casi) allietano la quotidianità? Non è semplice rispondere a questa domanda, soprattutto perchè, per chi vive nel nostro tempo, la tecnologia è ormai necessario quanto l&#8217;ossigeno. Qualche giorno fa ho letto un articolo in cui si racconta l&#8217;ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A cosa dobbiamo rinunciare per avere servizi sempre più tecnologicamente  avanzati che ci semplificano (e in alcuni casi) allietano la quotidianità? Non è semplice rispondere a questa domanda, soprattutto perchè, per chi vive nel nostro tempo, la tecnologia è ormai necessario quanto l&#8217;ossigeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa ho letto un articolo in cui si racconta l&#8217;ultimo attacco portato a <a href="http://www.google.com/" target="_blank">Google</a> da alcune società di consumatori che vogliono vederci chiaro sulle attività e soprattutto sulla quantità, qualità  e tipologia di dati che vengono raccolti dal gigante di Mountain View. E se ci fermiamo un secondo a riflettere, in effetti è qualcosa che fa pensare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che <a href="http://www.google.com/" target="_blank">Google</a> si trova a fronteggiare le associazioni di consumatori che l&#8217;<strong>accusano apertamente di abusi della privacy</strong> e di non rispettare le basilari regole nello sviluppo del software. Del resto <a href="http://www.google.com/" target="_blank">Google</a> non ha mai nascosto di aver catturato &#8220;per errore&#8221; tutta una serie di dati che sicuramente rientrano nella categoria di &#8220;abuso&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In rete ci sono diversi articoli che trattano dell&#8217;argomento, ma il vero quesito che dobbiamo porci è se, per rispettare la nostra privacy, <strong>saremmo disposti a rinunciare a quelli che sono tra i principali servizi forniti da Google (e non solo chiaramente) e che ormai utilizziamo praticamente ogni giorno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Saremmo pronti  a dire &#8220;addio&#8221; a <a href="http://maps.google.com/maps?hl=en&amp;tab=wl" target="_blank">Google Maps</a> per  esempio?</p>
<p style="text-align: justify;">E se pensiamo al mondo mobile la riflessione diventa ancora più complessa: il cellulare è uno strumento che possiamo considerare un pò come  un secondo portafoglio, uno strumento in cui sono contenute informazioni sensibili sui nostri contatti, i nostri messaggi, le nostre fotografie&#8230;insomma di tutto un pò. Con la connessione internet mobile 24 ore su 24 in sostanza questa raccolta indiscriminata di dati potrebbe essere inarrestabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma possiamo rinunciare ad utilizzare questi strumenti con queste caratteristiche e funzionalità che ci permettono di comunicare con il mondo ovunque ci troviamo?</p>

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		<title>Virtualizzazione &#8211; Cartella condivisa tra Ubuntu (guest) e Windows (host)</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2010/04/21/virtualizzazione-cartella-condivise-tra-ubuntu-guest-e-windows-host/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 20:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Windows]]></category>
		<category><![CDATA[virtualizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa scrissi un post a proposito della condivisione di cartelle tra sistemi host e guest in VirtualBox. La comodità di poter scambiare dati tra le virtual machine e le macchine host è davvero troppo interessante per farne a meno.

Visto che il precedente post riguardava la condivisione di cartelle tra un sistema linux host (fedora) e un sistema windows guest, ho pensato che potesse essere utile anche la situazione in cui abbiamo un sistema windows host che deve comunicare con un sistema linux guest. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa scrissi un <a title="Condivisione cartelle windows - ubuntu" href="http://www.marcolecce.com/blog/2008/11/13/virtualizzazione-condivisione-di-cartelle-tra-linux-e-windows/" target="_blank">post</a> a proposito della condivisione di cartelle tra sistemi host e guest in <a title="Virtualbox" href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a>. La comodità di poter scambiare dati tra le virtual machine e le macchine host è davvero troppo interessante per farne a meno.</p>
<p>Visto che il precedente <a title="Condivisione cartelle windows - ubuntu" href="../2008/11/13/virtualizzazione-condivisione-di-cartelle-tra-linux-e-windows/" target="_blank">post</a> riguardava la condivisione di cartelle tra un sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a> host (fedora) e un sistema <a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> guest, ho pensato che potesse essere utile anche la situazione in cui abbiamo un sistema <a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> host che deve comunicare con un sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a> guest.</p>
<p>Il primo passo da fare è scegliere la cartella del sistema host (<a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> in questo caso) che verrà condivisa con il sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a> (<a title="Ubuntu" href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu</a> in questo caso).</p>
<p>Una volta scelta la directory del sistema host che verrà condivisa, possiamo proseguire entrando nel sistema <a title="Linux" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a>, e nella console digitiamo il seguente comando:</p>
<p><code>sudo mkdir /media/windows-folder</code></p>
<p>che ci permette di creare un &#8220;punto di mount&#8221; in <a title="Ubuntu" href="http://www.ubuntu.com/" target="_blank">Ubuntu</a> per la cartella in questione. Creato il &#8220;punto di mount&#8221; possiamo procedere al passo (quasi) finale con il comando:</p>
<p><code>sudo mount -t vboxsf nome_cartella /media/windows-folder</code></p>
<p>Questo comando non fa altro che legare al &#8220;punto di mount&#8221; precendentemente istanziato la cartella <a title="Windows" href="http://www.microsoft.com/windows/" target="_blank">Windows</a> con il nome &#8220;nome_cartella&#8221;.  L&#8217;ultimissima cosa da fare per rendere la modifica permanente è inserire questo comando all&#8217;interno del file</p>
<p>/etc/rc.local</p>
<p>poi spegnere la macchina virtuale, andare nelle impostazione ed aggiungere tra le cartelle condivise quella che abbiamo creato. Il gioco è fatto: ora abbiamo due sistemi in perfetta comunicazione! <img src='http://www.marcolecce.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<item>
		<title>Google Maps &#8211; Come inserire sul proprio sito le google maps con indirizzi dinamici</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2009/04/18/google-maps-come-inserire-sul-proprio-sito-le-google-maps-con-indirizzi-dinamici/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 10:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[ASP]]></category>
		<category><![CDATA[Javascript]]></category>
		<category><![CDATA[PHP]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli strumenti forniti da Google sono sempre più utilizzati per integrare i portali web con servizi sempre più interessanti. Tra i più utilizzati e apprezzati dagli utenti, vi sono sicuramente le google map, ovvero le mappe che indicano l&#8217;esatta posizione di un indirizzo o di una locazione geografica. Oramai su quasi tutte le pagine &#8220;Contatti&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="line120">Gli strumenti forniti da <a href="http://www.google.it/" target="_blank">Google</a> sono sempre più utilizzati per integrare i portali web con servizi sempre più interessanti.<br />
Tra i più utilizzati e apprezzati dagli utenti, vi sono sicuramente le <a href="http://code.google.com/apis/maps/" target="_blank">google map</a>, ovvero le mappe che indicano l&#8217;esatta posizione di un indirizzo o di una locazione geografica.<br />
Oramai su quasi tutte le pagine &#8220;Contatti&#8221; sparse per il mondo è presente tale servizio: l&#8217;utilizzo  è molto semplice, e la documentazione ricca, anche se per specifiche personalizzazioni bisogna impegnarsi un poco ( giustamente <img src='http://www.marcolecce.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  ).</p>
<p>Ad esempio, potremmo avere la necessità di inserire nelle nostre pagine una mappa di google che, a<br />
seconda dell&#8217;indirizzo passato (e quindi dinamicamente), visualizzi la posizione desiderata con un &#8220;marker&#8221; e le informazioni relative.<br />
Lo script per implementare tale meccanismo è il seguente:</p>
<p><em>&lt;<span class="start-tag">script</span><span class="attribute-name"> type</span>=<span class="attribute-value">&#8220;text/javascript&#8221;</span>&gt;<br />
var map = null;<br />
var geocoder = null;</p>
<p>function load() {<br />
if (GBrowserIsCompatible()) {<br />
map = new GMap2(document.getElementById(&#8220;map&#8221;));<br />
var latitude = 45.05872;<br />
var longitude = 7.723114;<br />
var zoom = 13;<br />
var location = new GLatLng(latitude, longitude);<br />
//    var marker = new GMarker(location);<br />
//    map.addOverlay(marker);<br />
map.setCenter(location, zoom);<br />
geocoder = new GClientGeocoder();<br />
showAddress(address);<br />
}<br />
}</p>
<p>function showAddress(address) {<br />
if (geocoder) {<br />
geocoder.getLatLng(<br />
address,<br />
function(point) {<br />
if (!point) {<br />
$(&#8220;#nomap&#8221;).text(&#8216;indirizzo non disponibile&#8217;);<br />
} else {<br />
map.setCenter(point, 13);<br />
var marker = new GMarker(point);<br />
map.addOverlay(marker);<br />
//				              marker.openInfoWindowHtml(address);<br />
}<br />
}<br />
);<br />
}<br />
}</p>
<p>window.onload = load;<br />
window.onunload = GUnload;<br />
&lt;/<span class="end-tag">script</span>&gt;</p>
<p>&lt;<span class="start-tag">div</span><span class="attribute-name"> id</span>=<span class="attribute-value">&#8220;nomap&#8221; </span><span class="attribute-name">style</span>=<span class="attribute-value">&#8220;color: red;&#8221;</span>&gt;&lt;/<span class="end-tag">div</span>&gt;<br />
&lt;<span class="start-tag">div</span><span class="attribute-name"> id</span>=<span class="attribute-value">&#8220;map&#8221; </span><span class="attribute-name">style</span>=<span class="attribute-value">&#8220;width: 300px; height: 200px;&#8221;</span>&gt;&lt;/<span class="end-tag">div</span>&gt;</em></p>
<p>Il codice HTML delle ultime due righe crea due div: il primo serve per visualizzare un messaggio di<br />
warining nel caso in cui l&#8217;indirizzo passato non sia stato trovato dal motore di ricerca, il secondo serve per la visualizzazione della mappa.</p>
<p>Lo script è composto da due funzioni: load() e showAddress(address). La funzione load viene richiamata al caricamento della pagina, ed è ovviamente il cuore di questo script:  si occupa di settare tutti i paramentri necessari, tra cui il settaggio dell&#8217;id del div che conterrà la mappa (map).<br />
Eseguite tutte le assegnazioni del caso, viene infine richiamata la seconda funzione importante,<br />
showAddress(address).<br />
Questa ha un parametro, <em>address</em>, che potremmo ad esempio generare e passare con computazioni proveniente da pagine php, che è proprio l&#8217;indirizzo che verrà visualizzato sulla mappa attraverso l&#8217;uso dei marker settati nella prima funzione.<br />
L&#8217;indirizzo è un parametro, ed è quindi dinamico: ogni qualvolta la pagina verrà ricaricata, leggerà l&#8217;indirizzo attualmente impostato e lo passerà allo script, che si occuperà di visualizzarlo sulla mappa.</p>

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		<title>Virtualizzazione &#8211; Configurare il supporto USB di VirtualBox su Fedora 10</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2009/04/09/virtualizzazione-configurare-il-supporto-usb-di-virtualbox-su-fedora-10/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 07:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;ultima versione di VirtualBox, il prodotto di virtualizzazione ha raggiunto davvero ottimi livelli, anche su piattaforma Linux. Nelle nostre prove, abbiamo riscontrato i soliti problemi con il supporto USB: putroppo ancora non è stata prevista una configurazione totalmente automatica, almeno nelle release di Fedora, e allora&#8230;.ecco come procedere! Il problema è ovviamente dato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;ultima versione di <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a>, il prodotto di virtualizzazione ha raggiunto davvero ottimi livelli, anche su piattaforma Linux. Nelle nostre prove, abbiamo riscontrato i soliti problemi con il supporto USB: putroppo ancora non è stata prevista una configurazione totalmente automatica, almeno nelle release di Fedora, e allora&#8230;.ecco come procedere!</p>
<p>Il problema è ovviamente dato dalla configurazione dei permessi: per prima cosa, dobbiamo aggiungere la nostra utenza al gruppo <strong>vboxusers</strong> (possiamo controllare che non sia già stato fatto in automatico lanciando il comando <em>groups</em>), con il seguente comando</p>
<p style="text-align: center;"><em>sudo gpasswd -a $(logname) vboxusers</em></p>
<p>Ora dobbiamo garantire i permessi di scrittura e lettura su  &#8220;usbfs&#8221; per gli utenti che appartengono al gruppo &#8220;vboxusers&#8221;.</p>
<p>Su Fedora 10, &#8220;usbfs&#8221; è accessibile da <em>/proc/bus/usb</em> che per configurazione di defualt appartiene all&#8217;utente root e al gruppo root. Potremmo anche modificare i permessi con il comando <em>chmod</em>, ma ogni qualvolta riavviamo il sistema, dovremmo rifare la medesima procedura. Inoltre non possiamo eseguire a piacimento le operazioni di mount, perchè il sistema comunica constantemente con &#8220;usbfs&#8221;, e finchè esiste tale comunicazione ( cioè esattamente per tutto il tempo in cui il sistema è <em>running</em> ) il filesystem risulta &#8220;busy&#8221;. Il &#8220;trucco&#8221; sta nel &#8220;montare&#8221; una copia di &#8220;usbfs&#8221; da qualche parte nel sistema, passando gli effetti delle configurazioni anche su<em> /proc/bus/usb</em>. Per fare questo, ci serve l&#8217;id del gruppo &#8220;vboxusers&#8221;, che troviamo con il seguente comando:</p>
<p style="text-align: center;"><em>cat /etc/group | grep vboxusers</em></p>
<p>L&#8217;output sarà qualcosa di simile a:</p>
<p style="text-align: center;"><em>vboxusers:x:501:nomeutente</em></p>
<p>che specifica appunto che sul proprio sistema l&#8217;id del gruppo (gid) &#8220;vboxusers&#8221; è 501. Ora mpossiamo procedere nella creazione di un altro punto di mount per &#8220;usbfs&#8221;. Decidiamo di crearlo in /root/usbfs:</p>
<p style="text-align: center;"><em>sudo mkdir /root/usbfs</em></p>
<p>Il prossimo passo è la modifica del file /etc/fstab per &#8220;montare&#8221; una copia di &#8220;usbfs&#8221; in /root/usbfs. Editiamo quindi il file, ad esempio con vi, e alla fine di questo aggiungiamo le seguenti righe:</p>
<p style="text-align: center;"><em>none /root/usbfs usbfs rw,devgid=501,devmode=664 0 0</em></p>
<p>Ovviamente, se nel vostro sistema il gid del gruppo &#8220;vboxusers&#8221; è differente da 501, dovete sostituirlo con quello appropriato. Per applicare i cambiamenti, lanciamo il comando di &#8220;mount&#8221;:</p>
<p style="text-align: center;"><em>sudo mount -a</em></p>
<p style="text-align: left;">Dopo questa procedera, finalmente i vostri sistemi virtuali leggerando qualsiasi collegamento USB, esattamente come il vostro sistema operativo. Chiaramente è necessario settare, per ogni macchina virtuale, i controller USB che volete rendere attivi.</p>

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		<title>Virtualizzazione &#8211; Condivisione di cartelle tra Linux e Windows</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2008/11/13/virtualizzazione-condivisione-di-cartelle-tra-linux-e-windows/</link>
		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2008/11/13/virtualizzazione-condivisione-di-cartelle-tra-linux-e-windows/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 07:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Windows]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa abbiamo recensito in questo articolo gli applicativi più conosciuti per la virtualizzazione in ambiente Windows e Linux : Vmware e in VirtualBox . In quell&#8217;articolo avevamo analizzato le principali funzionalità di uno e dell&#8217;altro, arrivando alla conclusione che in effetti Vmware aveva un qualcosa in più&#8230;.aveva! Con la nuova versione di VirtualBox [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa abbiamo recensito in questo <a href="http://www.marcolecce.com/blog/2008/07/19/virtualizzazione-il-miglior-prodotto-per-il-multipiattaforma/" target="_blank">articolo</a> gli applicativi più conosciuti per la virtualizzazione in ambiente Windows e Linux : <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> e in <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a> . In quell&#8217;articolo avevamo analizzato le principali funzionalità di uno e dell&#8217;altro, arrivando alla conclusione che in effetti <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> aveva un qualcosa in più&#8230;.aveva! Con la nuova versione di <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a> , la 2.0.4, sono stati fatti grandi passi in avanti: sono stati risolti i problemi della gestione delle porte USB, e, con l&#8217;installazione degli addons scaricabili al seguente indirizzo, <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a> ottiene una serie di funzionalità aggiuntive che lo rendono davvero un ottimo prodotto, assolutamente paragonabile alla versione liberamente scaricabile di <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a>.</p>
<p>Con questa premessa, ecco una &#8220;chicca&#8221; per utilizzare le comodissime cartelle condivise tra sistema HOST Linux e sistema GUEST Windows. La procedura è molto semplice e veloce:</p>
<ol>
<li>Si crea la cartella sul sistema HOST (Linux in questo caso)</li>
<li>Si accede alla configurazione della macchina virtuale attraverso il menu &#8220;Settings&#8221;</li>
<li>Qui, nella scheda &#8220;Shared Folder&#8221; andiamo ad aggiungere la cartella creata al punto 1, come cartella permanente se vogliamo che sia disponibile ad ogni avvio della macchina virtuale</li>
<li>Accediamo alla macchina virtuale</li>
<li>Dal menu Start di Windows andiamo nel campo &#8220;cerca&#8221;, digitiamo &#8220;esegui&#8221;, e premiamo <em>invio</em></li>
<li>Nella finestra che si apre, dicitiamo il seguente comando<code>
<p>net use x: \\vboxsvr\nome_cartella_condivisa</p>
<p>e premiamo <em>invio</em></code></li>
</ol>
<p>Nel caso in cui capitasse che dopo un&#8217;avvio della macchina virtuale non sia possibile accedere alla cartella condivisa, sarà sufficiente ripetere i passi 5-6 per rendere nuovamente la cartella disponibile.</p>

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		<title>Virtualizzazione: il miglior prodotto per il multipiattaforma</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 13:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[La virtualizzazione è uno strumento davvero notevole. Per chi sviluppa applicativi che richiedono il testing in diversi ambienti, è sicuramente un importatissimo ed efficientissimo strumento di lavoro. Per chi non lo sapesse, attraverso la virtualizzazione è possibile utilizzare simultaneamente più sistemi operativi. La macchina Host (quella reale, la macchina fisica) condivide le risorse con una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La virtualizzazione è uno strumento davvero notevole. Per chi sviluppa applicativi che richiedono il testing in diversi ambienti, è sicuramente un importatissimo ed efficientissimo strumento di lavoro.</p>
<p align="justify">Per chi non lo sapesse, attraverso la virtualizzazione è possibile utilizzare simultaneamente più sistemi operativi. La macchina Host (quella reale, la macchina fisica) condivide le risorse con una o più macchine Guest (quelle virtuali) : questo è possibile grazie ad applicativi come <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a> o <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a>, applicativi che sostanzialmente creano veri e propri sistemi virtuali, con le loro memorie, i loro hard-disk, le loro periferiche, ecc.</p>
<p align="justify">Attraverso i programmi di virtualizzazione, dunque, è possibile  condividere le risorse di una macchina fisica per creare tante macchine virtuali diverse, ognuna con il proprio sistema operativo installato e con le proprie caratteristiche.</p>
<p align="justify">La comodità per gli sviluppatori multipiattaforma è davvero immensa: non è più necessario avere una partizione per ogni sistema operativo installato, con  i conseguenti riavvii e le perdite di tempo. Con questo meccanismo, possiamo ottimizzare i tempi e la qualità del nostro lavoro.</p>
<p align="justify">In rete sono disponibili diversi programmi per la virtualizzazione, gratuiti o meno, con ovviamente caratteristiche molto diverse. Dopo diversi test, abbiamo tuttavia soffermato la nostra attenzione principalmente su due applicativi:  <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a> o <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> .</p>
<p align="justify">Le ragioni sono molteplici: sono entrambi gratuiti, hanno una notevole community alle spalle, sono multipiattaforma, relaltivamente semplici da installare e molto ben strutturati.</p>
<p align="justify"> Seppur entrambi molto interessanti, il primo posto in assoluto come miglior applicativo di virtualizzazione, a nostro avviso, spetta senza alcun dubbio a  <strong><a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a></strong> .</p>
<p align="justify">Abbiamo testato <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> su una macchina Host decisamente performante con sistema operativo Fedora 9 , creando e installando una macchina Guest Windows Vista.</p>
<p align="justify">Il risultato:<strong> eccezionale</strong>. Semplice e veloce l&#8217;installazione di <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> ; intuitiva e molto ben organizzata l&#8217;interfaccia di gestione; facile da utilizzare anche per i &#8220;novizi&#8221;; ma sopra ogni cosa, ciò che rende davvero meritevole di tanto riguardo questo applicativo è la possibilità di utilizzare i <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> Tools. Questi fanno davvero la differenza.</p>
<p align="justify">Mentre in <a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a> abbiamo trovato molto rudimentale la gestione delle perifiche e soprattutto la condivisione del mouse, in <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a>, attraverso i <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> Tools, tutto è assolutamente naturale: le gestione delle perifiche è semplice e veloce, la modalità a schermo intero è molto più comoda rispetto a tutti i concorrenti e, <em>dulcis in fundo</em>, la condivisione del mouse è del tutto naturale. Non vi sono noiose combinazioni di tasti da premere per catturare-rilasciare tale periferica: tutto funziona a &#8220;focus&#8221;. Quando il mouse entra nella finestra della macchina virtuale, essa ne prende il controllo, quando ne esce lo rilascia senza noie di alcun tipo.</p>
<p align="justify">Per chi volesse testare  <a href="http://www.vmware.com/" target="_blank">Vmware</a> in ambiente fedora, può seguire la guida raggiungibile <a href="http://www.howtoforge.com/vmware-server-installation-on-a-fedora9-desktop" target="_blank">qui</a> .</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>

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		<title>Blog &#8211; Come inserire facilmente codice sorgente all&#8217;interno delle pagine</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2008/06/14/blog-come-inserire-facilmente-codice-sorgente-allinterno-delle-pagine/</link>
		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2008/06/14/blog-come-inserire-facilmente-codice-sorgente-allinterno-delle-pagine/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 10:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte abbiamo bisogno di inserire codice nei commenti o negli articoli del nostro blog ma non vi riusciamo? Il motivo è semplice: gli editor utilizzati dalle nostre piattaforme convertono in automatico tutto il codice che gli viene passato, dunque ogni entità HTML, per esempio, viene automaticamente convertita nel carattere corrispondente. Come possiamo risolvere tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quante volte abbiamo bisogno di inserire codice nei commenti o negli articoli del nostro blog ma non vi riusciamo? Il motivo è semplice: gli editor utilizzati dalle nostre piattaforme convertono in automatico tutto il codice che gli viene passato, dunque ogni entità HTML, per esempio, viene automaticamente convertita nel carattere corrispondente.<br />
Come possiamo risolvere tale problema?</p>
<p>Il metodo più veloce è senz&#8217;altro quello di utilizzare l&#8217;utilissimo parser disponibile <a href="http://blogcrowds.com/resources/parse_html.php" target="_blank">qui</a> . E&#8217; sufficiente inserire nella textarea a disposizione il codice HTML che vogliamo non venga interpretato, e cliccare sul tasto &#8220;Parser&#8221; .</p>
<p>Il Parser convertirà automaticamente tutti i caratteri nella corrispondente entità HMTL: in questo modo, quando postiamo il codice, gli editor lo interpreteranno come fanno con il resto del testo, e quindi le entità HTML verranno convertite nei rispettivi caratteri, che saranno leggibili e quindi condivisibili. Questo Parser è ovviamente molto comodo soprattutto quando vogliamo postare il codice nei commenti dei blog. Quando invece vogliamo permettere la visualizzazione del codice nel testo di articoli che scriviamo nei nostri blog, allora la strada più comoda è l&#8217;utilizzo del pluging WP-Syntax.</p>
<p>Questo <a href="http://wordpress.org/extend/plugins/wp-syntax/other_notes/" target="_blank">plugin</a> permette di inserire nei nostri articoli codice in diversi linguaggi di programmazione, quelli supportati da <a href="http://qbnz.com/highlighter/" target="_blank">GeShi</a> . Dopo l&#8217;installazione e l&#8217;attivazione del plugin sul nostro blog wordpress, è sufficiente scrivere il codice all&#8217;interno dei tag</p>
<p><em>&lt;pre lang=&#8221;LANGUAGE&#8221; line=&#8221;1&#8243;&gt; codice &lt;/pre&gt; </em></p>
<p>dove il valore dell&#8217;attributo lang è il linguaggio in cui è scritto il sorgente e che è correttamente supportato da <a href="http://qbnz.com/highlighter/" target="_blank">GeShi</a> . Ad esempio, se volessimo inserire del codice in PHP, dovremmo procedere in questo modo:</p>
<pre>&lt;pre lang="php"&gt;
 &lt;div id="foo"&gt;
 &lt;?php
 function foo() {
 echo "Hello World!\\n";
 }
 ?&gt;
 &lt;/div&gt;
 &lt;/pre&gt;</pre>
<p>se invece volessimo inserire codice Java, procederemmo in questo modo:</p>
<pre>&lt;pre lang="java" line="1"&gt;
 public class Hello {
 public static void main(String[] args) {
 System.out.println("Hello World!");
 }
 }
 &lt;/pre&gt;</pre>
<p>Semplice e veloce. In questo modo, rendiamo condivisibile il codice, perchè è sufficiente procedere con il copia ed incolla per usufruire del sorgente postato.</p>

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		</item>
		<item>
		<title>Come effettuare il redirect di una pagina in Html, Javascritp, Php, Asp, Jsp, Coldfusion</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2008/04/14/come-effettuare-il-redirect-di-una-pagina-in-html-javascritp-php-asp-jsp-coldfusion/</link>
		<comments>http://www.marcolecce.com/blog/2008/04/14/come-effettuare-il-redirect-di-una-pagina-in-html-javascritp-php-asp-jsp-coldfusion/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 08:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[ASP]]></category>
		<category><![CDATA[Javascript]]></category>
		<category><![CDATA[PHP]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[coldfusion]]></category>
		<category><![CDATA[html]]></category>
		<category><![CDATA[Java]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcolecce.com/blog/2008/04/14/come-effettuare-il-redirect-di-una-pagina-in-html-javascritp-php-asp-jsp-coldfusion/</guid>
		<description><![CDATA[Il redirect permette di reindirizzare la pagine verso un&#8217;altra, senza interazione da parte dell&#8217;utente e inoltrando perciò le visite verso la nuova destinazione. Vi sono molti modi diversi di fare un redirect, noi vedremo i metodi per i principali linguaggi Web. Metodo HTML E&#8217; sufficiente creare una pagina con il seguente codice: &#60;HTML&#62; &#60;HEAD&#62; &#60;TITLE&#62;Html [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il redirect permette di reindirizzare la pagine verso un&#8217;altra, senza interazione da parte dell&#8217;utente e inoltrando perciò le visite verso la nuova destinazione. Vi sono molti modi diversi di fare un redirect, noi vedremo i metodi per i principali linguaggi Web.</p>
<p><strong>Metodo HTML </strong></p>
<p>E&#8217; sufficiente creare una pagina con il seguente codice:</p>
<p><em>&lt;HTML&gt;<br />
&lt;HEAD&gt;<br />
&lt;TITLE&gt;Html Redirect&#8230;&lt;/TITLE&gt;<br />
&lt;META HTTP-EQUIV=&#8221;REFRESH&#8221; CONTENT=&#8221;4; URL=http://www.google.it&#8221;&gt;<br />
&lt;/HEAD&gt;<br />
&lt;BODY&gt;<br />
Stiamo effettuando un redirect..<br />
&lt;/BODY&gt;<br />
&lt;/HTML&gt; </em></p>
<p>La riga più importante di questo codice è la seguente:</p>
<p align="center"><em> &lt;META HTTP-EQUIV=&#8221;REFRESH&#8221; CONTENT=&#8221;4; URL=http://www.google.it&#8221;&gt;</em></p>
<p>con la quale sostanzialmente indichiamo che la pagina è appunto un redirect, che il redirect verrà effettuando entro 4 secondi e che la destinazione del redirect è la pagina <em>http://www.google.it</em> . Ovviamente se vogliamo che il redirect sia immediato è sufficiente inserire il valore 0 al posto del 4 . Fate attenzione a questo punto: i valori dallo 0 all&#8217;1 sono considerati dalla maggior parte dei motori di ricerca come permanent redirect ( codice html 301 ), mentre i valori maggiori di 2 sono considerati temporary redirect.</p>
<p><strong>Metodo Javascript</strong></p>
<p>Creiamo una pagina .html nella quale inseriamo il seguente codice:</p>
<p><em>&lt;HTML&gt;<br />
&lt;HEAD&gt;<br />
&lt;TITLE&gt;Redirect&#8230;&lt;/TITLE&gt;<br />
&lt;script language=&#8221;javascript&#8221;&gt;<br />
&lt;!&#8211;<br />
location.replace(&#8220;http://www.google.it&#8221;);<br />
&#8211;&gt;<br />
&lt;/script&gt;<br />
&lt;/HEAD&gt;<br />
&lt;BODY&gt;<br />
Redirect in corso&#8230;<br />
&lt;/BODY&gt;<br />
&lt;/HTML&gt;</em></p>
<p>In questo caso c&#8217;è poco da aggiungere: si crea un piccoloscript javascript nel quale appunto utilizziamo la direttiva <em>location.replace </em>per indicare la presenza di un redirect e dunque la nuova destinazione.</p>
<p><strong>Metodo Php</strong></p>
<p>Nella pagina php in cui vogliamo fare il redirect inseriamo il seguente codice:</p>
<p><em>&lt;?php<br />
header(&#8220;Location: http://www.google.it&#8221;);</em></p>
<p><em>/* se vogliamo usare il refresh&#8230; */</em></p>
<p><em>header(&#8220;Refresh: 0; URL=http://www.google.it&#8221;);<br />
?&gt;</em></p>
<p><strong>Metodo Asp</strong></p>
<p>In asp sostanzialmente il procedimento è molto simile al metodo php; ecco il codice da inserire nel nostro file asp su cui vogliamo effettuare il redirect:</p>
<p><em>&lt;%@ Language=VBScript %&gt;<br />
&lt;%<br />
Response.Status=&#8221;301 Moved Permanently&#8221;<br />
Response.AddHeader &#8220;Location&#8221;, &#8220;http://www.google.com&#8221;<br />
%&gt;</em></p>
<p><em>&lt;!&#8211; oppure //&#8211;&gt;</em></p>
<p><em>&lt;%<br />
Response.Buffer = true<br />
%&gt;<br />
&lt;html&gt;<br />
&lt;%<br />
Response.Redirect(&#8220;http://www.google.com&#8221;)<br />
%&gt;<br />
&lt;HEAD&gt;<br />
&lt;TITLE&gt;Redirect&#8230;&lt;/TITLE&gt;<br />
&lt;/HEAD&gt;<br />
&lt;BODY&gt;<br />
Redirect in corso&#8230;<br />
&lt;/BODY&gt;<br />
&lt;/HTML&gt; </em></p>
<p><strong>Metodo JSP</strong></p>
<p>Per la Java Server Page, il codice da utilizzare è il seguente:</p>
<p><em>&lt;%<br />
String redirectURL = &#8220;http://www.google.it/&#8221;;<br />
response.sendRedirect(redirectURL);<br />
%&gt; </em></p>
<p><strong>Metodo Coldfusion</strong></p>
<p>In Coldfusion è sufficiente utilizzare la seguente riga:</p>
<p><em>&lt;cflocation url=&#8221;http://www.google.it&#8221;&gt;</em></p>
<p>Anche se non è fondamentale, è comunque molto importante conoscere i principali codici di stato HTML : bisogna fare molta attenzione se non si vuole perdere traffico o posizioni sui motori di ricerca. Ecco i principali:</p>
<p align="left"><strong>      300 Multiple Choices</strong><br />
<strong>   </strong><br />
<strong>      301 Moved Permanently</strong><br />
<strong>   </strong><br />
<strong>      302 Found</strong><br />
<strong>   </strong><br />
<strong>      303 See Other</strong><br />
<strong>   </strong><br />
<strong>      304 Not Modified</strong><br />
<strong>   </strong><br />
<strong>      305 Use Proxy</strong><br />
<strong>   </strong><br />
<strong>      306 (Unused)</strong><br />
<strong>   </strong><br />
<strong>      307 Temporary Redirect</strong></p>
<ul><strong><br />
</strong></ul>
<p>Una spiegazione più approfondita su tali codici è possibile trovarla in questa <a href="http://www.w3.org/Protocols/rfc2616/rfc2616-sec10.html" target="_blank">pagina</a> , ovvero nelle pagine del World Wide web Consortium.</p>

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			<wfw:commentRss>http://www.marcolecce.com/blog/2008/04/14/come-effettuare-il-redirect-di-una-pagina-in-html-javascritp-php-asp-jsp-coldfusion/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>SITEMAP &#8211; Creare e segnalare sitemap per aumentare la visibilità sui motori di ricerca</title>
		<link>http://www.marcolecce.com/blog/2008/02/10/sitemap-creare-sitemap-per-aumentare-la-visibilita-sui-motori-di-ricerca/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 10:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo in questo articolo una versione rivista delle informazioni reperibile su http://www.sitemaps.org , un sito dedicato allo studio e alla spiegazione di utilizzo del protocollo che sta alla base delle sitemap. Le Sitemap consentono ai webmaster di indicare ai motori di ricerca le pagine dei loro siti disponibili per la scansione. Nella sua forma più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo in questo articolo una versione rivista delle informazioni reperibile su <a href="http://www.sitemaps.org" target="_blank">http://www.sitemaps.org</a> , un sito dedicato allo studio e alla spiegazione di utilizzo del protocollo che sta alla base delle sitemap.</p>
<p>Le Sitemap consentono ai webmaster di indicare ai motori di ricerca le pagine dei loro siti disponibili per la scansione. Nella sua forma più semplice, una Sitemap è un file XML contenente gli URL di un sito insieme ai rispettivi metadati aggiuntivi (data dell&#8217;ultimo aggiornamento, frequenza tipica delle modifiche, importanza rispetto agli altri URL del sito) che consente ai motori di ricerca di eseguire la scansione del sito in modo più efficiente.</p>
<p>In genere, i crawler web individuano le pagine dai link presenti sul sito e da altri siti. Questi dati vengono aggiunti per consentire ai crawler che supportano Sitemaps di selezionare tutti gli URL nella Sitemap e di ottenere informazioni relative a tali URL tramite i metadati associati. L&#8217;utilizzo del Protocollo Sitemap (vedi più avanti) non garantisce l&#8217;inclusione delle pagine web nei motori di ricerca, ma facilita il processo di scansione del tuo sito da parte dei crawler web.</p>
<p>Sitemap 0.90 viene regolato dal contratto di licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/" target="_blank">Attribution-ShareAlike Creative Commons License</a> e viene adottato a livello generale, compresi Google, Yahoo! e Microsoft.</p>
<p><strong>Formato XML delle Sitemap</strong></p>
<p>Il formato Protocollo Sitemap è composto da tag XML. Tutti i valori dei dati in una Sitemap devono utilizzare i <a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#escaping" target="_blank">codici di escape</a>. Il file stesso deve utilizzare la codifica UTF-8.</p>
<p>La Sitemap deve:</p>
<ul>
<li>Inizia con un tag di apertura <code>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urlsetdef">urlset</a>&gt;</code> e termina con un tag di chiusura <code>&lt;/urlset&gt;</code>.</li>
<li>Specifica lo spazio dei nomi (standard del protocollo) all&#8217;interno del tag <code>&lt;urlset&gt;</code>.</li>
<li>Includi una voce <code>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urldef">url</a>&gt;</code> per ogni URL come tag XML principale.</li>
<li>Includi una voce secondaria <code>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#locdef">loc</a>&gt;</code> per ogni tag principale <code>&lt;url&gt;</code>.</li>
</ul>
<p>Tutti gli altri tag sono facoltativi. Il supporto di questi tag facoltativi varia a seconda del motore di ricerca in uso. Consulta la documentazione di ciascun motore di ricerca per maggiori informazioni.</p>
<p><strong>Sitemap XML di esempio</strong></p>
<p>Di seguito viene riportata una Sitemap di esempio che contiene solo un URL e utilizza tutti tag facoltativi. I tag facoltativi vengono riportati in corsivo.</p>
<pre>&lt;?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?&gt;
&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urlsetdef">urlset</a> xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urldef">url</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#locdef">loc</a>&gt;http://www.example.com/&lt;/loc&gt;
      <em>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#lastmoddef">lastmod</a>&gt;2005-01-01&lt;/lastmod&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#changefreqdef">changefreq</a>&gt;monthly&lt;/changefreq&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#prioritydef">priority</a>&gt;0.8&lt;/priority&gt;</em>
   &lt;/url&gt;
&lt;/urlset&gt;</pre>
<p>Vedi anche l&#8217;esempio con <a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapXMLExample">più URL</a>.</p>
<p><a title="xmlTagDefinitions" name="xmlTagDefinitions" id="xmlTagDefinitions"></a><strong>Definizioni tag XML</strong></p>
<p>I tag XML disponibili vengono descritti di seguito.</p>
<table height="554" width="469">
<tr>
<th>Attributo</th>
<th></th>
<th>Descrizione</th>
</tr>
<tr>
<td><a title="urlsetdef" name="urlsetdef" id="urlsetdef"></a><code>&lt;urlset&gt;</code></td>
<td><em>obbligatorio</em></td>
<td>Comprende il file e fa riferimento agli standard del protocollo corrente.</td>
</tr>
<tr>
<td><a title="locdef" name="locdef" id="locdef"></a><code>&lt;loc&gt;</code></td>
<td><em>obbligatorio</em></td>
<td>URL della pagina. L&#8217;URL deve iniziare con il protocollo (ad esempio http) e terminare con una barra finale, se richiesto dal server web. Questo valore deve contenere meno di 2048 caratteri.</td>
</tr>
<tr>
<td><a title="changefreqdef" name="changefreqdef" id="changefreqdef"></a><code>&lt;changefreq&gt;</code></td>
<td><em>facoltativo</em></td>
<td>Frequenza con la quale la pagina potrebbe venire modificata. Questo valore fornisce informazioni generiche ai motori di ricerca ed è possibile che non sia esattamente correlato alla frequenza di scansione della pagina. I valori validi sono:</p>
<ul>
<li>always</li>
<li>hourly</li>
<li>daily</li>
<li>weekly</li>
<li>monthly</li>
<li>yearly</li>
<li>never</li>
</ul>
<p>Il valore &#8220;always&#8221; deve essere utilizzato per descrivere i documenti che subiscono modifiche ogni volta che vi si accede. Il valore &#8220;never&#8221; deve essere utilizzato per descrivere gli URL archiviati.</p>
<p>Il valore di questo tag viene considerato un <em>suggerimento</em> e non un comando. Anche se i crawler dei motori di ricerca possono prendere in considerazione questa informazione, è possibile che la scansione di pagine contrassegnate come &#8220;hourly&#8221; avvenga meno di frequente rispetto alla scansione di pagine contrassegnate come &#8220;yearly&#8221;. È possibile che i crawler eseguano la scansione periodica di pagine contrassegnate come &#8220;never&#8221;, in modo da poter gestire modifiche impreviste apportate a tali pagine.</td>
</tr>
</table>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a title="escaping" name="escaping" id="escaping"></a><strong>Codici di escape</strong><br />
Il file Sitemap deve utilizzare la codifica UTF-8. In genere, è possibile eseguire questa operazione al momento del salvataggio del file. Analogamente a quanto accade con i file XML, tutti i valori dei dati (inclusi gli URL) devono utilizzare codici di escape per i caratteri elencati nella seguente tabella.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<table border="1" bordercolor="#000000" cellpadding="4" cellspacing="0" height="63" width="302">
<tr valign="top">
<td width="50%"><strong>Carattere</strong>E commerciale  &amp;</p>
<p>Virgolette  &#8216;</p>
<p>Virgolette doppie  &#8221;</p>
<p>Maggiore di  &gt;</p>
<p>Minore di  &lt;</td>
<td width="50%"><strong>Codice di escape</strong><code>&amp;</code></p>
<p><code>'</code></p>
<p><code>"</code></p>
<p><code>&gt;</code></p>
<p><code>&lt;</code></td>
</tr>
</table>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> Inoltre, tutti gli URL, compreso l&#8217;URL della tua Sitemap, devono utilizzare caratteri escape ed essere codificati in modo da consentire la lettura ai server web sui quali sono posizionati. Tuttavia, se utilizzi script, strumenti o file di log per generare gli URL (qualsiasi metodo, ad eccezione dell&#8217;inserimento manuale), l&#8217;operazione viene in genere eseguita automaticamente. Assicurati che tutti i tuoi URL siano conformi allo standard URI <a href="http://asg.web.cmu.edu/rfc/rfc3986.html">RFC-3986</a>, allo standard IRI <a href="http://www.ietf.org/rfc/rfc3987.txt">RFC-3987</a> e allo <a href="http://www.w3.org/TR/REC-xml/">standard XML</a>.</p>
<p>Di seguito, viene riportato un esempio di URL che utilizza caratteri non ASCII (<code>ü</code>) e caratteri che richiedono l&#8217;utilizzo di codici di escape (<code>&amp;</code>):</p>
<pre>http://www.example.it/ümlat.html&amp;q=name</pre>
<p>Di seguito viene riportato l&#8217;URL con codifica ISO-8859-1 (per il servizio di hosting su un server che utilizza la stessa codifica) e con codice di escape:</p>
<pre>http://www.example.it/%FCmlat<wbr></wbr>.html&amp;q=name</pre>
<p>Di seguito viene riportato lo stesso l&#8217;URL con codifica UTF-8 (per il servizio di hosting su un server che utilizza la stessa codifica) e con codice di escape:</p>
<pre>http://www.example.com/%C3%BCmlat.html&amp;q=name</pre>
<p>Di seguito, viene riportato lo stesso URL ma questa volta con codice di escape:</p>
<pre>http://www.example.com/%C3%BCmlat.html&amp;q=name</pre>
<p><a title="sitemapXMLExample" name="sitemapXMLExample" id="sitemapXMLExample"></a><strong>Sitemap XML di esempio</strong></p>
<p>Il seguente esempio illustra una Sitemap in formato XML. La Sitemap dell&#8217;esempio contiene un numero ridotto di URL, ognuno dei quali utilizza un insieme diverso di parametri facoltativi.</p>
<pre>&lt;?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?&gt;
&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urlsetdef">urlset</a> xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urldef">url</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#locdef">loc</a>&gt;http://www.example.com/&lt;/loc&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#lastmoddef">lastmod</a>&gt;2005-01-01&lt;/lastmod&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#changefreqdef">changefreq</a>&gt;monthly&lt;/changefreq&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#prioritydef">priority</a>&gt;0.8&lt;/priority&gt;
   &lt;/url&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urldef">url</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#locdef">loc</a>&gt;http://www.example.com/catalog?item=12&amp;desc=vacation_hawaii&lt;/loc&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#changefreqdef">changefreq</a>&gt;weekly&lt;/changefreq&gt;
   &lt;/url&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urldef">url</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#locdef">loc</a>&gt;http://www.example.com/catalog?item=73&amp;desc=vacation_new_zealand&lt;/loc&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#lastmoddef">lastmod</a>&gt;2004-12-23&lt;/lastmod&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#changefreqdef">changefreq</a>&gt;weekly&lt;/changefreq&gt;
   &lt;/url&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urldef">url</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#locdef">loc</a>&gt;http://www.example.com/catalog?item=74&amp;desc=vacation_newfoundland&lt;/loc&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#lastmoddef">lastmod</a>&gt;2004-12-23T18:00:15+00:00&lt;/lastmod&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#prioritydef">priority</a>&gt;0.3&lt;/priority&gt;
   &lt;/url&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#urldef">url</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#locdef">loc</a>&gt;http://www.example.com/catalog?item=83&amp;desc=vacation_usa&lt;/loc&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#lastmoddef">lastmod</a>&gt;2004-11-23&lt;/lastmod&gt;
   &lt;/url&gt;
&lt;/urlset&gt;</pre>
<p><a title="index" name="index" id="index"></a><strong>Utilizzo di file dell&#8217;indice Sitemap (per raggruppare più file Sitemap)</strong></p>
<p>Puoi creare più file Sitemap, ma ciascuno di essi non può contenere più di 50.000 URL e non può avere una dimensione superiore a 10 MB (10.485.760 byte). Se lo desideri, puoi comprimere i file Sitemap utilizzando gzip per rimanere nei limiti dei 10 MB e ridurre la larghezza di banda richiesta. Se desideri indicare più di 50.000 URL, crea più file Sitemap.</p>
<p>Se fornisci più Sitemap, devi elencare ogni file Sitemap in un file dell&#8217;indice Sitemap. I file dell&#8217;indice Sitemap non possono contenere più di 1000 Sitemap e non devono avere una dimensione superiore a 10 MB (10.485.760 byte). Il formato XML di un file dell&#8217;indice Sitemap è molto simile al formato XML di un file Sitemap.</p>
<p>Il file dell&#8217;indice Sitemap deve:</p>
<ul>
<li>Inizia con un tag di apertura <code>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_sitemapindex">sitemapindex</a>&gt;</code> e termina con un tag di chiusura <code>&lt;/sitemapindex&gt;</code>.</li>
<li>Includi una voce <code>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_sitemap">sitemap</a>&gt;</code> per ogni Sitemap come tag XML principale.</li>
<li>Includi una voce secondaria <code>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_loc">loc</a>&gt;</code> per ogni tag principale <code>&lt;sitemap&gt;</code>.</li>
</ul>
<p>Il tag facoltativo <code>&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_lastmod">lastmod</a>&gt;</code> è anche disponibile per i file dell&#8217;indice Sitemap.</p>
<p><strong>Nota:</strong> un file dell&#8217;indice Sitemap può solo specificare le Sitemap che si trovano nel suo stesso sito. Ad esempio, http://www.iltuosito.it/sitemap_index.xml può includere le Sitemap di http://www.iltuosito.it, ma non di http://www.esempio.it o http://iltuohost.iltuosito.it. In modo analogo alle Sitemap, anche il file dell&#8217;indice Sitemap deve utilizzare la codifica UTF-8.</p>
<p><a title="sitemapIndexXMLExample" name="sitemapIndexXMLExample" id="sitemapIndexXMLExample"></a><strong>Indice Sitemap XML di esempio</strong></p>
<p>Il seguente esempio illustra un indice Sitemap in cui sono elencate due Sitemap:</p>
<pre>&lt;?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?&gt;
&lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_sitemapindex">sitemapindex</a> xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_sitemap">sitemap</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_loc">loc</a>&gt;http://www.example.com/sitemap1.xml.gz&lt;/loc&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_lastmod">lastmod</a>&gt;2004-10-01T18:23:17+00:00&lt;/lastmod&gt;
   &lt;/sitemap&gt;
   &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_sitemap">sitemap</a>&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_loc">loc</a>&gt;http://www.example.com/sitemap2.xml.gz&lt;/loc&gt;
      &lt;<a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#sitemapIndex_lastmod">lastmod</a>&gt;2005-01-01&lt;/lastmod&gt;
   &lt;/sitemap&gt;
&lt;/sitemapindex&gt;</pre>
<p><strong>Nota:</strong> analogamente a tutti i valori dei file XML, gli URL della Sitemap devono utilizzare i <a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#escaping">codici di escape</a>.</p>
<p><a title="sitemapIndexTagDefinitions" name="sitemapIndexTagDefinitions" id="sitemapIndexTagDefinitions"></a><strong>Definizioni dei tag XML dell&#8217;indice Sitemap</strong></p>
<table height="211" width="433">
<tr>
<th>Attributo</th>
<th></th>
<th>Descrizione</th>
</tr>
<tr>
<td><a title="sitemapIndex_sitemapindex" name="sitemapIndex_sitemapindex" id="sitemapIndex_sitemapindex"></a><code>&lt;sitemapindex&gt;</code></td>
<td><em>obbligatorio</em></td>
<td>Comprende informazioni su tutte le Sitemap del file.</td>
</tr>
<tr>
<td><a title="sitemapIndex_loc" name="sitemapIndex_loc" id="sitemapIndex_loc"></a><code>&lt;loc&gt;</code></td>
<td><em>obbligatorio</em></td>
<td>Identifica l&#8217;ubicazione della Sitemap.Questo percorso può essere una Sitemap, un file Atom, un file RSS o un semplice file di testo.</td>
</tr>
</table>
<p><strong>Altri formati sitemap</strong></p>
<p>Il Protocollo Sitemap consente di fornire informazioni dettagliate sulle pagine ai motori di ricerca. Ti consigliamo di utilizzarlo per fornire ulteriori informazioni sulle pagine del sito, e non solo gli URL. Tuttavia, oltre al protocollo XML, supportiamo i feed RSS e i file di testo, che forniscono informazioni limitate.</p>
<p><strong>Feed di diffusione dei contenuti</strong></p>
<p>Puoi fornire un feed RSS (Real Simple Syndication) 2.0 o Atom 0.3 o 1.0. In genere, si utilizza questo formato soltanto se il sito già dispone di un feed di diffusione dei contenuti. È possibile che in questo modo i motori di ricerca non vengano a conoscenza di tutti gli URL del tuo sito, poiché il feed potrebbe fornire informazioni solo sugli URL recenti; tuttavia queste informazioni possono essere utilizzate per ottenere informazioni su altre pagine del tuo sito nel corso dei normali processi di scansione seguendo i link disponibili nella pagina del feed. Assicurati che il feed sia collocato nella directory di livello più elevato di cui desideri venga eseguita la scansione da parte dei motori di ricerca. I motori di ricerca estraggono le informazioni dai feed nel seguente modo:</p>
<ul>
<li>Campo <strong>&lt;link&gt; </strong> &#8211; indica l&#8217;URL</li>
<li><strong>campo date di modifica (il campo &lt;pubDate&gt; per i feed RSS e il campo &lt;modified&gt; per i feed Atom)</strong> &#8211; indica la data dell&#8217;ultima modifica di ciascun URL. L&#8217;utilizzo del campo della data di modifica è opzionale.</li>
</ul>
<p><strong>File di testo</strong></p>
<p>Puoi fornire un semplice file di testo contenente un URL per riga. Il file di testo deve rispettare le seguenti convenzioni:</p>
<ul>
<li>Il file di testo deve contenere un URL per riga. Gli URL non possono contenere codici di interruzione di riga.</li>
<li>È necessario specificare gli URL completi, incluso http.</li>
<li>Ogni file di testo può contenere massimo 50.000 URL. Se il tuo sito include più di 50.000 URL, puoi dividere l&#8217;elenco in più file di testo e aggiungere ogni file separatamente.</li>
<li>È necessario utilizzare la codifica UTF-8 per il file di testo. È possibile specificare la codifica al momento del salvataggio del file, ad esempio, in Notepad, la codifica UTF-8 viene elencata nel menu &#8220;Codifica&#8221; della finestra di dialogo &#8220;Salva con nome&#8221;.</li>
<li>Il file di testo non deve contenere altri dati che non siano l&#8217;elenco degli URL.</li>
<li>Il file di testo non deve contenere dati di intestazione o piè di pagina.</li>
<li>È possibile assegnare qualsiasi nome al file di testo.</li>
<li>Carica il file di testo nella directory di livello superiore di cui i motori di ricerca devono eseguire la scansione e accertarti che gli URL elencati nel file di testo non siano presenti nella directory di livello superiore.</li>
</ul>
<p>Di seguito sono riportate voci di esempio del file di testo.</p>
<pre>http://www.example.it/catalog?item=1

http://www.example.it/catalog?item=11</pre>
<p><a title="location" name="location" id="location"></a><strong>Ubicazione del file Sitemap</strong></p>
<p>Il percorso di un file Sitemap determina l&#8217;insieme di URL che può essere inserito nella Sitemap. Un file Sitemap posizionato in http://esempio.it/catalog/sitemap.xml può includere tutti gli URL che iniziano con http://esempio.it/catalog/ ma non quelli che iniziano con http://esempio.it/images/.</p>
<p>Se hai l&#8217;autorizzazione a modificare http://example.org/path/sitemap.xml, si presume che tu abbia anche l&#8217;autorizzazione a fornire informazioni relative agli URL con il prefisso http://example.org/path/. Alcuni esempi di URL considerati validi in http://example.com/catalog/sitemap.xml sono:</p>
<pre>http://example.com/catalog/show?item=23

http://example.com/catalog/show?item=233&amp;user=3453</pre>
<p>Gli URL non considerati validi in http://esempio.it/catalog/sitemap.xml sono:</p>
<pre>http://example.com/image/show?item=23

http://example.com/image/show?item=233&amp;user=3453

https://example.com/catalog/page1.html</pre>
<p>Questo significa che tutti gli URL elencati nella Sitemap devono utilizzare lo stesso protocollo (in questo esempio, il protocollo http) e risiedere nello stesso host della Sitemap. Ad esempio, una Sitemap che si trova in http://www.esempio.it/sitemap.xml non può includere gli URL di http://sottodominio.esempio.it.</p>
<p>Gli URL non considerati validi vengono ignorati. Ti consigliamo di salvare la Sitemap nella directory principale del tuo server web. Ad esempio, se il server web è su esempio.it, il file dell&#8217;indice Sitemap si troverà su http://esempio.it/sitemap.xml. In alcuni casi, potresti dover creare Sitemap diverse per i vari percorsi del tuo sito, ad esempio se le autorizzazione di protezione della tua azienda separano i diritti di accesso in scrittura a directory diverse.</p>
<p>Se invii una Sitemap utilizzando un percorso con un numero di porta, devi includere tale numero nel percorso in ciascun URL riportato nel file Sitemap. Ad esempio, se la tua Sitemap è ubicata in http://www.example.com:100/sitemap.xml, ciascun URL riportato nella Sitemap deve iniziare con http://www.example.com:100.</p>
<p class="backtotop"><a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#top"><br />
</a></p>
<p><a title="validating" name="validating" id="validating"></a><strong>Convalida della Sitemap</strong></p>
<p>I seguenti schemi XML definiscono gli elementi e gli attributi che possono essere visualizzati nel file Sitemap. Puoi scaricare lo schema dai seguenti link:</p>
<p><strong>Per le Sitemap</strong></p>
<blockquote><p><a href="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9/sitemap.xsd">http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9/sitemap.xsd</a></p></blockquote>
<p><strong>Per i file dell&#8217;indice Sitemap</strong></p>
<blockquote><p><a href="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9/siteindex.xsd">http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9/siteindex.xsd</a></p></blockquote>
<p>Sono disponibili diversi strumenti per la convalida della struttura della Sitemap in base a questo schema. Puoi trovare un elenco di strumenti relativi a XML in ognuno dei seguenti percorsi:</p>
<p><a href="http://www.w3.org/XML/Schema#Tools">http://www.w3.org/XML/Schema#Tools</a><br />
<a href="http://www.xml.com/pub/a/2000/12/13/schematools.html">http://www.xml.com/pub/a/2000/12/13/schematools.html</a></p>
<p>Per convalidare la Sitemap o il file dell&#8217;indice Sitemap in base a uno schema, è necessario che il file XML abbia intestazioni aggiuntive, come mostrato di seguito.</p>
<p><strong>Sitemap:</strong></p>
<pre>&lt;?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?&gt;
&lt;urlset xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
         xsi:schemaLocation="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9
         http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9/sitemap.xsd"
         xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"&gt;
   &lt;url&gt;
      ...
   &lt;/url&gt;
&lt;/urlset&gt;</pre>
<p><strong>File dell&#8217;indice Sitemap:</strong></p>
<pre>&lt;?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?&gt;
&lt;sitemapindex xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
         xsi:schemaLocation="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9
         http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9/siteindex.xsd"
         xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"&gt;
   &lt;sitemap&gt;
      ...
   &lt;/sitemap&gt;
&lt;/sitemapindex&gt;</pre>
<p><a title="extending" name="extending" id="extending"></a><strong>Estensione del Protocollo Sitemap</strong></p>
<p>Puoi estendere il Protocollo Sitemap utilizzando il tuo spazio dei nomi. Devi semplicemente specificare questo spazio dei nomi nell&#8217;elemento principale. Ad esempio:</p>
<pre>&lt;?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?&gt;
&lt;urlset xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
         xsi:schemaLocation="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9
         http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9/sitemap.xsd"
         xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"
         xmlns:example="http://www.example.com/schemas/example_schema"&gt; &lt;!-- namespace extension --&gt;
   &lt;url&gt;
      &lt;example:example_tag&gt;
         ...
      &lt;/example:example_tag&gt;
      ...
   &lt;/url&gt;
&lt;/urlset&gt;</pre>
<p><a title="informing" name="informing" id="informing"></a><strong>Invio delle informazioni ai crawler dei motori di ricerca</strong></p>
<p>Dopo aver creato il file sitemap e averlo posizionato sul tuo server web, invialo ai motori di ricerca che supportano questo protocollo. Puoi eseguire questa operazione nel seguente modo:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#submit_engine"> invio tramite l&#8217;interfaccia di invio del motore di ricerca</a></li>
<li><a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#submit_robots">Indicazione dell&#8217;ubicazione nel file robots.txt del sito</a></li>
<li><a href="http://www.sitemaps.org/it/protocol.php#submit_ping">invio di una richiesta HTTP</a></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;elenco sottostante troviamo i link ai motori di ricerca principali per segnalare la propria sitemap:</p>
<p><a href="http://yahoo.com" target="_blank">Yahoo</a></p>
<blockquote><p><a href="https://siteexplorer.search.yahoo.com/submit" target="_blank">https://siteexplorer.search.yahoo.com/submit</a></p></blockquote>
<p><a href="http://www.google.it" target="_blank">Google</a></p>
<blockquote><p> <a href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=40318" target="_blank">http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=40318 </a></p></blockquote>
<p><a href="http://www.ask.com" target="_blank">Ask.com</a></p>
<blockquote><p> <a href="http://submissions.ask.com/ping?sitemap=SitemapUrl" target="_blank">http://submissions.ask.com/ping?sitemap=SitemapUrl<br />
</a></p></blockquote>
<p><strong>RISORSE</strong></p>
<p>Vi sono diverse risorse disponibile per generare in automatico la sitemap del proprio sito. Ecco alcune tra le principali:</p>
<p><strong>GSite Crawler</strong></p>
<p><a href="http://gsitecrawler.com/" title="Google Sitemap Generator for Windows :: GSiteCrawler" target="_blank">GSite Crawler</a> ha saputo conquistare la palma del <strong>miglior software gratuito per la creazione di sitemap su Windows</strong>.  Supporta diversi formati, dai feed alle sitemap, per generare il risultato più adatto alle vostre esigenze.</p>
<p>Il funzionamento si basa su un crawler che, una volta lanciato su un indirizzo, si preoccupa di recuperare le URL di tutte le pagine collegate scandagliando il sito web come se fosse il bot di un motore di ricerca. Al termine è possibile scegliere le impostazioni di ogni singolo indirizzo e generare sia sitemap XML sia archivi compressi.</p>
<p><strong>Rage Google Sitemap Automator</strong></p>
<p>Se lavorate su Mac potreste trovare interessante <a href="http://www.ragesw.com/products/googlesitemap.html" title="Get Your Web Site Listed In All Major Search Engines" target="_blank">Google Sitemap Automator</a>, un software a pagamento per generare e segnalare sitemap ai motori di ricerca.</p>
<p><strong>Script online</strong></p>
<p>Sebbene i generatori online di sitemap non offrano, ad oggi, la stessa affidabilità e la stessa qualità di un buon software desktop, in molti casi sono una soluzione utile e chiavi in mano che vi permette in pochi click di generare una sitemap per il vostro sito.</p>
<p>È possibile scegliere tra innumerevoli prodotti come <a href="http://www.autositemap.com/" title="AutoSitemap | Google Sitemap Generator Script" target="_blank">AutoSitemap</a>, <a href="http://www.xml-sitemaps.com/" title="Create your Google Sitemap Online - XML Sitemaps" target="_blank">Online Sitemap Generator</a> o <a href="http://www.neuroticweb.com/recursos/sitemap/" title="Google SiteMap Generator" target="_blank">Google Site Map Generator</a>.  Una menzione particolare la merita <a href="http://www.web-design-pros.ca/software/sitemapGenerator.html" title="sitemap.xml.gz Generator tool for use with Google" target="_blank">sitemap.xml.gz Generator</a>, un software scritto in Java e disponibile tramite interfaccia web.</p>

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