Android

fonte: dal web

Un widget TextView è un oggetto Android che permette di visualizzare (e non solo!) un testo all’interno dei layout che implementiamo. Come tutti i widget nativi a disposizione dello sviluppatore, è un oggetto molto potente, completo di tutte le funzionalità necessarie per essere utilizzato efficacemente all’interno delle nostre interfacce Android.

In questo tutorial vediamo un piccolo accorgimento che ci permette di inserire codice HTML all’interno di un widget TextView, in modo da rendere più efficace e gradevole la visualizzazione del testo nei layout.

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Android

fonte: dal web

Le promesse sono state mantenute, e nel modo migliore: la versione 2.2 di Android ha dedicato particolare attenzione al Tethering, ovvero la tecnica per cui è possibile collegare un computer a internet attraverso il nostro smartphone.

Qualche mese fa scrissi in questo articolo la procedura da seguire per condividere la connessione internet tra un computer  e il proprio smartphone Android con versione 2.1 : ne naque una discussione interessante, soprattutto perchè molti di noi speravano si esaudisse quella che allora era solo una voce e che invece oggi è realtà, ovvero avere nativamente il tethering sul proprio smartphone.

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AndroidDopo l’articolo dedicato alla configurazione dell’ambiente di sviluppo per applicativi Android, vediamo un “trucchetto” che può essere molto utile per chi lavora su sistemi Linux. Quando lavoriamo su applicativi Android, l’ambiente di sviluppo ci mette a disposizione gli emulatori non solo per vedere il risultato del nostro lavoro, ma anche per controllare, per testare e debuggare l’applicativo. Come avviene in ambiente iPhone, la piattaforma Android ci permette di lavorare direttamente su uno smartphone, per avere un feedback diretto e preciso sull’andamente del nostro applicativo.

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Android

Android

In questo articolo vedremo i passi necessari per impostare correttamente l’ambiente di sviluppo per applicativi Android, il nuovo sistema operativo mobile open source rilasciato da Google.

Prima di vedere nello specifico i passi necessari per impostare l’SDK di Android dobbiamo assicurarci che il nostro sistema abbia i requisiti per farlo “girare” .

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Qualche tempo fa scrissi un articolo su come integrare l’application server Tomcat in Eclipse. Visto che risale a circa due anni fa ho deciso di aggiornare la procedura, anche perchè nel frattempo si è radicalmente semplificata e velocizzata.

Eclipse IDE
Eclipse IDE

La procedura per integrare Tomcat in Eclipse può essere fatta in diversi modi, a seconda delle necessità. Quella che vediamo in questo articolo è una delle procedure base per portare a compimento l’integrazione e iniziare così, dopo 10 minuti, lo sviluppo di applicazioni web con le tecnologie Java.

La prima cosa da fare è chiaramente aver installato e configurato correttamente il Java Developmente Kit, passo che diamo per eseguito e completato correttamente.

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Quando scriviamo il nostro codice è davvero comodo avere un assistente che ti suggerisce ad esempio i metodi che possiamo richiamare su un oggetto o le classi che abbiamo a disposizione per raggiungere il nostro obiettivo. Sono strumenti che quando inizi ad usare non puoi più farne a meno.

Il “Code Assistant” di Eclipse è uno strumento molto potente, che non solo suggerisce le librerie di default del linguaggio di programmazione con il quale stiamo lavorando (Java, PHP, ecc.) ma permette anche di personalizzare le librerie a disposizione, aggiungendone ad esempio di terze parti.

Questo non solo velocizza la scrittura del codice, ma permette anche di imparare molto più rapidamente il linguaggio o i framework che stiamo utilizzando nel nostro applicativo. Quando però lavoriamo in team su un progetto, è molto probabile che si utilizzino i plugin come quello di subversion per gestire il lavoro. Il problema è che quando lavoriamo in questo ambiente, di default, il progetto perde l’indicazione sulla sua stessa natura….in pratica Eclipse non sa più se stiamo lavorando in PHP o Java, sa solo che stiamo lavorando con subversion, perdendo in questo modo il prezioso aiuto che ci fornisce il Code Assistant. Ma per risolvere questo problema ci vogliono davvero 5 minuti…

Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sui file “.buildpath” e “. project” del nostro progetto Eclipse: se li editiamo noteremo che non vi sono indicazioni circa la natura del progetto (cioè se siamo in ambiente Java, PHP o Javascript). Tutto ciò che dobbiamo fare è inserire nei rispettivi file le seguenti direttive in neretto:

.PROJECT

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
<projectDescription>
<name>prova</name>
<comment></comment>
<projects>
</projects>
<buildSpec>
<buildCommand>
<name>org.eclipse.wst.validation.validationbuilder</name>
<arguments>
</arguments>
</buildCommand>
<buildCommand>
<name>org.eclipse.dltk.core.scriptbuilder</name>
<arguments>
</arguments>
</buildCommand>
</buildSpec>
<natures>
<nature>org.eclipse.php.core.PHPNature</nature>
</natures>
</projectDescription>

.BUILDPATH

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
<buildpath>
<buildpathentry kind=”con” path=”org.eclipse.php.core.LANGUAGE”/>
<buildpathentry external=”true” kind=”lib” path=”/myLibrary”/>
<buildpathentry kind=”src” path=”"/>
</buildpath>

A questo punto, una volta riavviata l’IDE, il nostro progetto sarà etichettato in base alla sua natura, e dunque si riattiveranno tutte le funzionalità e tutti gli strumenti a disposizione per lo sviluppo con l’ambiente che abbiamo impostato (e il Code Assistant non fa eccezione! ;) )



Il redirect permette di reindirizzare la pagine verso un’altra, senza interazione da parte dell’utente e inoltrando perciò le visite verso la nuova destinazione. Vi sono molti modi diversi di fare un redirect, noi vedremo i metodi per i principali linguaggi Web.

Metodo HTML

E’ sufficiente creare una pagina con il seguente codice:

<HTML>
<HEAD>
<TITLE>Html Redirect…</TITLE>
<META HTTP-EQUIV=”REFRESH” CONTENT=”4; URL=http://www.google.it”>
</HEAD>
<BODY>
Stiamo effettuando un redirect..
</BODY>
</HTML>

La riga più importante di questo codice è la seguente:

<META HTTP-EQUIV=”REFRESH” CONTENT=”4; URL=http://www.google.it”>

con la quale sostanzialmente indichiamo che la pagina è appunto un redirect, che il redirect verrà effettuando entro 4 secondi e che la destinazione del redirect è la pagina http://www.google.it . Ovviamente se vogliamo che il redirect sia immediato è sufficiente inserire il valore 0 al posto del 4 . Fate attenzione a questo punto: i valori dallo 0 all’1 sono considerati dalla maggior parte dei motori di ricerca come permanent redirect ( codice html 301 ), mentre i valori maggiori di 2 sono considerati temporary redirect.

Metodo Javascript

Creiamo una pagina .html nella quale inseriamo il seguente codice:

<HTML>
<HEAD>
<TITLE>Redirect…</TITLE>
<script language=”javascript”>
<!–
location.replace(“http://www.google.it”);
–>
</script>
</HEAD>
<BODY>
Redirect in corso…
</BODY>
</HTML>

In questo caso c’è poco da aggiungere: si crea un piccoloscript javascript nel quale appunto utilizziamo la direttiva location.replace per indicare la presenza di un redirect e dunque la nuova destinazione.

Metodo Php

Nella pagina php in cui vogliamo fare il redirect inseriamo il seguente codice:

<?php
header(“Location: http://www.google.it”);

/* se vogliamo usare il refresh… */

header(“Refresh: 0; URL=http://www.google.it”);
?>

Metodo Asp

In asp sostanzialmente il procedimento è molto simile al metodo php; ecco il codice da inserire nel nostro file asp su cui vogliamo effettuare il redirect:

<%@ Language=VBScript %>
<%
Response.Status=”301 Moved Permanently”
Response.AddHeader “Location”, “http://www.google.com”
%>

<!– oppure //–>

<%
Response.Buffer = true
%>
<html>
<%
Response.Redirect(“http://www.google.com”)
%>
<HEAD>
<TITLE>Redirect…</TITLE>
</HEAD>
<BODY>
Redirect in corso…
</BODY>
</HTML>

Metodo JSP

Per la Java Server Page, il codice da utilizzare è il seguente:

<%
String redirectURL = “http://www.google.it/”;
response.sendRedirect(redirectURL);
%>

Metodo Coldfusion

In Coldfusion è sufficiente utilizzare la seguente riga:

<cflocation url=”http://www.google.it”>

Anche se non è fondamentale, è comunque molto importante conoscere i principali codici di stato HTML : bisogna fare molta attenzione se non si vuole perdere traffico o posizioni sui motori di ricerca. Ecco i principali:

      300 Multiple Choices
   
      301 Moved Permanently
   
      302 Found
   
      303 See Other
   
      304 Not Modified
   
      305 Use Proxy
   
      306 (Unused)
   
      307 Temporary Redirect


Una spiegazione più approfondita su tali codici è possibile trovarla in questa pagina , ovvero nelle pagine del World Wide web Consortium.



Nonostante la crescita esponenziali di linguaggi di programmazioni come PHP o Ruby, Java continua a mantenere un posto di primo ordine nel cuore degli sviluppatori. Oltre all’essere un linguaggio sicuro e divertente, permette di integrarsi in ogni piattaforma, grazie alla Java Virtual Machine, e come se non bastasse, permette l’integrazione di piattaforme stand-alone con piattaforme web-side, lasciando praticamente assoluta libertà di creazione e fantasia allo sviluppatore.

Ci sono molti pacchetti, soprattutto per chi utilizza Windows, che auto-installano Java e che forniscono strumenti per iniziare a sviluppare piccoli applicativi con questa meravigliosa tecnologia. Ovviamente i professionisti si avvalgono di strumenti ben diversi, già a partire dall’installazione, che ovviamente fanno a mano.

In questa mini guida, tuttavia, non ci dedichiamo alla installazione di Java su sistemi Windows o Linux, ma concentriamo la nostra attenzione a come gestire gli eseguibili Java, ovvero i file che permettono alla nostra applicazione di “girare” .

Quando ci troviamo di fronte ad una applicazione stad-alone scritta in java, quasi sicuramente incontriamo file con un’estenzione particolare: .jar . Questa è proprio l’estenzione che caratterizza gli eseguibili in Java, almeno quelli “regolari” (vedramo più avanti che ci sono metodi che permettono la manipolazione di tali file, per estendere il loro utilizzo).

Di fronte ad un file .jar, possiamo utilizzare il seguente comando per lanciare l’applicazione Java:

java -jar nome_file.jar

Qeusto comando è utile per lanciare l’applicazione quando abbiamo a disposizione solo la linea di comando o quando non riusciamo a lanciare l’applicazione direttamente cliccando sul file .jar (probabilmente perchè sul proprio sistema operativo non si è configurato bene l’ambiente, o la variabile CLASSPATH non è stata settata correttamente).

Abbiamo quindi visto il comando per lanciare eseguibili Java: ma se, una volta conclusa la fase di sviluppo della nostra piccola applicazione, volessimo creare un eseguibile? Ecco come fare.

Esistono diversi tool freeware che permettono non solo la compilazione e la creazione di file .jar, ma addirittura di creare eseguibili .exe per l’ambiente Windows. Uno esempio di tale applicativo è scaricabile qui. Java Launcher è veramente un ottimo prodotto: semplice e veloce, leggero e utile per chi, lavorando in ambiente Windows, ha incontrato difficoltà con gli eseguibili Java.

Un altro tool davvero interessante è Jelude: anche questo tool permette di passare da eseguibili .jar a eseguibili .exe . E’ sufficiente seguire questo link per leggere tutta le documentazione e scaricare il necessario.

Ovviamente questi tool sono utili per l’ambiente Windows, in particolare lì dove non è stato installato il Java Runtime Environment (JRE) o il JRE non viene riconosciuto sul proprio sistema Windows (probabilmente in questo caso ci sono problemi di configurazione). Per gli utenti Linux, ovviamente, i file .exe non servono a nulla o quasi, ma non si dovrebbero incontrare grossi problemi, visto che in praticamente tutte le distruzioni JRE è praticamente fornito con il sistema operativo stesso.