Linux

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La notizia è di qualche giorno fa: è stato scoperto un bug nel kernel Linux che permette ad un utente ordinario di diventare amministratore passando per la gestione della memoria utilizzata per avviare i processi. La falla, confermata dallo stesso Torvalds, il papà di Linux, è in realtà considerata di livello medio perchè pare che l’exploit sia eseguibile solo in locale e non da remoto.

La cosa interessante è che, da quanto dimostrato, questa vulnerabilità riguarda anche i device Android:  anche sui dispositivi Android infatti sembra sia possibile con il medesimo exploit ottenere i privilegi di root (essendo Android un OS basato su Linux).

Finora non abbiamo trovato notizie in merito per fixare il bug sulla piattaforma mobile, mentre per quanto riguarda le versioni desktop di Linux è già stata rilasciata una patch di sicurezza per la distro Ubuntu 11.10 (può essere applicata con un normale aggiornamento del software e successivo riavvio della macchina) e Red Hat ha confermato che a breve verrà rilasciato un fix per risolvere il problema.



Ubuntu

fonte: dal web

Dieci giorni fa abbiamo pubblicato un post che fornisce una delle soluzioni più interessanti ed utili per ripristinare la propria installazione di Ubuntu in caso di problemi dovuti all’upgrade alla versione 11.10 rilasciata circa a metà ottobre.

Per chi avesse da sistemare anche i driver di una scheda video NVIDIA allora questo è l’articolo che sta cercando. (continua…)



Ubuntu 11.10

fonte: dal web

Il 13 ottobre scorso è stata rilasciata la nuova versione di Ubuntu (la 11.10 – nome in codice Oneiric Ocelot). La procedura di upgrade del sistema operativo è quella ormai consolidata che possiamo avviare comodamente attraverso l’Update Manager. Come al solito dunque è sufficiente avviare l’Update Manager e seguire le istruzioni mostrate dal wizard che si occupa dell’upgrade. Fin qui niente di nuovo.

Quello che c’è di nuovo è che stranamente questa procedura non è perfetta: dico “stranamente” perchè finora non era mai capitato che il team di Ubuntu rilasciasse una procedura imperfetta. Sì, perchè dopo l’upgrade la maggior parte degli utenti si è ritrovata con un sistema instabile e in alcuni casi non più in grado di completare un normale avvio. I problemi riscontrati in genere si manifestano con un sistema che si riavvia continuamente o che blocca l’avvio durante la procedura di start-up per problemi di configurazione di rete o del dbus.

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Linux

fonte: web

Chi utilizza Linux come sistema desktop dispone di uno strumento potente, veloce, sicuro e semplice da usare per sincronizzare file/cartelle locali con file/cartelle memorizzate in un server remoto: il nome di questo strumento è rsync.

rsync è una utility che una volta imparata ad usare non ne potrete più fare a meno. Potendo essere utilizzata in contemporanea con il protocollo SSH è uno degli strumenti più sicuri e performanti per l’aggiornamento delle risorse in remoto.

Oltre alla sincronizzazione dei file e delle cartelle in remoto, rsync è un ottimo strumento per eseguire il backup dei file e delle cartelle del nostro server, perchè anche in questo caso risulta decisamente veloce e chiaramente sicuro.

Vediamo come si utilizza.

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In situazioni in cui dobbiamo manipolare migliaia di file, ad esempio quando lavoriamo con archivi fotografici, è utile disporre di utility e script che ci semplificano non poco il lavoro. Tra tutti quelli che ho utilizzato negli ultimi mesi in ambiente Linux, uno dei più carini è senz’altro quello che vi presento con questo post.

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Linux

fonte: web

Questa è da provare…nessun giro di parole: solo … FATELO!!

Recentamente è stata pubblicata una patch , approvata da Linus Torvalds, per i sistemi operativi Linux-based che prometteva il miracolo: circa 200 righe di codice da compilare per avere un netto miglioramento nelle prestazioni del proprio sistema Linux (circa 10 volte le prestazioni di un desktop!! )

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AndroidDopo l’articolo dedicato alla configurazione dell’ambiente di sviluppo per applicativi Android, vediamo un “trucchetto” che può essere molto utile per chi lavora su sistemi Linux. Quando lavoriamo su applicativi Android, l’ambiente di sviluppo ci mette a disposizione gli emulatori non solo per vedere il risultato del nostro lavoro, ma anche per controllare, per testare e debuggare l’applicativo. Come avviene in ambiente iPhone, la piattaforma Android ci permette di lavorare direttamente su uno smartphone, per avere un feedback diretto e preciso sull’andamente del nostro applicativo.

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Ubuntu 10.10 è tra noi!

ottobre 14th, 2010 - (0 Comments)


Ubuntu 10.10

Ubuntu 10.10

Il 10 ottobre 2010 è stata rilasciata la nuova versione di Ubuntu, la Maverick Meerkat 10.10 . Davvero tante sono le correzioni, le migliorie e le novità portate dalla nuova versione di uno dei sistemi operativi Linux più diffusi. Vediamone le principali.

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Ubuntu One

Ubuntu One

Ubuntu One è uno dei servizi più interessanti disponibili attualmente in ambiente Ubuntu: questo potente cloud service permette di gestire i propri file, i contatti, i bookmarks, le note, la sincronizzazione con disposivi mobili e molto altro ancora, rendendo il tutto disponibile ogniqualvolta ne abbiamo bisogno, grazie alla nostra personal cloud.

Il servizio prevede due tipi di iscrizioni: quella gratuita e quella a pagamento (10 dollari al mese). La versione free presenta alcuni limiti rispetto alla versione a pagamento, ma se ne apprezza comunque l’efficienza, la semplicità e la comodità.

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Il Tethering è una tecnica che permette ad un telefono cellulare di fornire connettività internet ad altri dispositivi.

Nella pratica il tethering permette di trasformare il telefono cellulare in modem e, attraverso un collegamento via USB, Bluetooth o Wi-Fi, di sfrutturare la sua connessione internet ad esempio sul nostro netbook.

Android

Android

Questa tecnica è disponibile sostanzialmente per tutte le principali piattaforme mobile, come Android, iPhone, Windows, Symbian, Bada, ecc. La procedura che vediamo in questo articolo riguarda la piattaforma Android 2.1 Eclair, ed è stata testata con successo su un dispositivo Acer Liquid collegato ad un netbook con sistema operativo Ubuntu Netbook Edition (ma funziona anche sella versione di Ubuntu per desktop a 32-bit e a 64 -bit).
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Negli ultimi anni le distribuzioni Linux hanno raggiunto un livello di usabilità adeguato al “grande pubblico”, permettendo anche agli utenti non professionisti di poter utilizzare senza troppa fatica questo sistema operativo. Certo, ci sono ancora tante cose da migliorare, ma il numero di distruzioni disponibili oggi è tale per cui possiamo decidere la distro che riteniamo più adeguata alle nostre necessità.

Con questo articolo analizziamo quelle che sono le linee guida per trovare la propria distribuzione Linux, quella cioè che possa rispondere alle nostre necessità e che più si addice alle nostre caratteristiche. Sì, perchè non esiste La distrubuzione Linux perfetta….esiste quella perfetta per noi! ;)

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Qualche tempo fa scrissi un post a proposito della condivisione di cartelle tra sistemi host e guest in VirtualBox. La comodità di poter scambiare dati tra le virtual machine e le macchine host è davvero troppo interessante per farne a meno.

Visto che il precedente post riguardava la condivisione di cartelle tra un sistema Linux host (fedora) e un sistema Windows guest, ho pensato che potesse essere utile anche la situazione in cui abbiamo un sistema Windows host che deve comunicare con un sistema Linux guest.

Il primo passo da fare è scegliere la cartella del sistema host (Windows in questo caso) che verrà condivisa con il sistema Linux (Ubuntu in questo caso).

Una volta scelta la directory del sistema host che verrà condivisa, possiamo proseguire entrando nel sistema Linux, e nella console digitiamo il seguente comando:

sudo mkdir /media/windows-folder

che ci permette di creare un “punto di mount” in Ubuntu per la cartella in questione. Creato il “punto di mount” possiamo procedere al passo (quasi) finale con il comando:

sudo mount -t vboxsf nome_cartella /media/windows-folder

Questo comando non fa altro che legare al “punto di mount” precendentemente istanziato la cartella Windows con il nome “nome_cartella”.  L’ultimissima cosa da fare per rendere la modifica permanente è inserire questo comando all’interno del file

/etc/rc.local

poi spegnere la macchina virtuale, andare nelle impostazione ed aggiungere tra le cartelle condivise quella che abbiamo creato. Il gioco è fatto: ora abbiamo due sistemi in perfetta comunicazione! ;)



I netbook stanno letteralmente conquistando il mercato IT: gli ultimi modelli sono comodi, veloci, performanti e … anche esteticamente curati. E per quanto riguarda la dotazione software? Abbiamo deciso di testare alcuni sistemi operativi su uno dei prodotti più rappresentativi, il Samsung NC10, che oltre ad essersi dimostrato molto robusto, ha anche una configurazione hardware veramente molto completa.

I sistemi operativi presi in esame sono:

  1. Windows XP
  2. Ubuntu 9.04
  3. Fedora 11 (Gnome)

Acquistando il Samsung NC10, ci si trova sulla macchina una versione di Windows XP sorprendentemente stabile e veloce, per essere un sistema pre-installato: nonostante il grande numero di software “opzionale” installato infatti, il netbook risulta piacevole da usare, e Windows XP risponde prontamente ai solleciti dell’utente.

Ma la vera forza di questi netbook si vede in effetti con i sistemi Linux, che riescono davvero a sfruttare fino in fondo le potenzialità di questi piccoli amici. Tra Ubuntu 9.04 e Fedora 11 (Gnome), quest’ultimo è sicuramente superiore, per diversi motivi. Innanzittutto perchè riconosce fin dalla prima installazione e senza ulteriori interventi praticamente tutto l’hardware del notebook: e non è certamente un elemento trascurabile, visto che ad esempio Ubuntu 9.04 utilizza un driver per la scheda wireless non pienamente compatibile, che non ne permette l’utilizzo a meno di successivi interventi (si trovano parecchi dettagli in rete su come risolvere questo problema). Altri gravi problemi nella installazione di Ubuntu 9.04 sono ad esempio un touchpad poco sensibile, e, problema ancora più grave, una illuminazione bassissima che rende praticamente inutilizzabile il netbook con uso in batteria.

Per questo motivo il nostro consiglio è il seguente: installare la versione di Fedora 11 (Gnome), eseguendo i seguenti passi.

1) Scaricare il liveusb creator , un applicativo utilie per creare una chiavetta usb di installazione per sistemi Fedora

2) Scaricare la versione Gnome di Fedora 10: ok ma non avevamo detto la 11? Sì, ma questo è in effetti l’unico problema riscontrato per installare Fedora sul nostro Samsung, ma si risolve davvero molto semplicemente. Il problema è che non si riesce in nessun modo a creare con il liveusb una chiavetta d’installazione funzionante da subito per Fedora 11 (Gnome): si riesce per Fedora 11 (KDE), ma questo presenta poi praticamente gli stessi problemi di Ubuntu 9.04, dunque non è consigliabile seguire questa strada. Nella pratica andremo a fare questo: installiamo da prima Fedora 10 Gnome, e successivamente con la procedura di upgrade installiamo al versione 11.

2) A questo punto abbiamo tutto il necessario per creare la nostra chiavetta. Procediamo con la creazione della chiavetta: una volta concluso il procedimento, riavviamo il nostro netbook, entriamo nel BIOS (premendo ripetutamente F2 prima del caricamente del sistema operativo), andiamo nella sezione che gestisce la lista di boot e impostiamo come prima sorgente il lettore USB: in questo modo, dopo un al riavvio verrà letto in primis il boot da chiavetta USB.

3) A questo punto riavviamo, inseriamo la chiavetta e procediamo all’installazione di Fedora 10 (Gnome).

4) Ad installazione conclusa, aggiorniamo il sistema, utilizzando YUM o il Package Manager, e a fine aggiornamento, aprimo un terminale.

5) Nel terminale, diventiamo utente root e digitiamo il comando preupgrade , che farà partire la procedura grafica e guidata per upgradare il sistema Fedora dalla versione 10 alla versione 11.

6) A questo punto è sufficiente seguire le istruzioni dell’interfaccia grafica di upgrade per concludere il processo ed avere un Fedora 11 (Gnome) perfettamente funzionante (o quasi….)

7) Diciamo “o quasi” perchè in alcuni casi abbiamo riscontrato un problema sull’illuminazione dello schermo quando siamo in battery mode. Questo sembra essere un bug del sistema, simile a quanto succedeva in Ubuntu 9.04, ma in questo caso, per risolvere il problema, è sufficiente collegarsi come utente root in un terminale e digitare il seguente comando:

setpci -s 00:02.1 F4.B=X

dove al posto di X possiamo mettere un valore compreso tra 40 e 100 (dove 100 è il massimo dell’illuminazione).

Quest’ultimo è un bug, è vero , che però per quanto fastidioso si fixa in pochi secondi, e comunque è un fastidio che viene compensato sicuramente dal fatto che il resto del sistema è perfettamente funzionante fin dal primo avvio.

Ancora due truccetti per rendere perfetto il nostro netbook: per aumentare la leggibilità, possiamo scaricare ed installare questo tema , che utilizza delle icone perfezionate per piccoli schermi, ed inoltre possiamo diminuire leggermente la dimensione dei caratteri seguendo questo percorso nel menu in alto:

System —> Preferences —> Appearance —> Font —> Details —> Resolution

e fissando a 95 la risoluzione dei caratteri.

A questo punto possiamo veramente godere del nostro netbook Samsung NC10 configurato a dovere e carrozzato per qualsiasi tipo di lavoro.



Continua la nostra ricerca dei tools utili per analizzare e controllare le reti. Dopo aver introdotto Bwmon, vediamo ora un tool davvero interessante, Wireshark . Questo è probabilmente il miglior analizzatore di rete disponibile, ed è stato implementato da un team che comprendeva i maggiori esperti mondiali del settore.

Il download e l’installazioni sono davvero banali, dunque non ci soffermeremo oltre. Una volta scaricata la versione del tool più indicata per il proprio sistema operativo, si esegue il file di setup scaricato e l’installazione prosegue senza ulteriori richieste.

Lanciato il programma, è possibile eseguire uno scan del sistema per rilevare tutte le interfaccie di rete presenti (LAN, Wireless, ecc.) e scegliere così quella al momento connessa e che vogliamo analizzare.

L’interfaccia di gestione si presenta in questo modo:

Interfaccia WireShark

Il cerchio rosso indica il pulsante da premere per attivare il rilevamento delle interfaccie. Effettuata la scelta, il tool visualizza tutte le informazioni che transitano su tale interfaccia, pacchetto per pacchetto. Ci si rende subito conto della potena di Wireshark : è possibile analizzare molto in profondità, addirittura entrare nel pacchetto per controllare ogni parte costituente (Frame 1, IP, UDP, ecc.) .

Oltre che tool utile per i sistemisti, Wireshark può essere un’ottimo strumento didattico, viste le possibilità che offre. E’ sufficiente una prova per rendersi conto delle sue potenzialità, e consigliamo vivamente di analizzare almeno una volta la propria interfaccia di rete.



Per chi amministra server linux, può essere molto utile monitorare la larghezza di banda utilizzata, soprattutto per quelle macchine che gestiscono parecchi domini. Può succedere in questi casi, che vi siano dei picchi di banda, ed è molto importante capirne i motivi: ecco perchè è così importante conoscere ed imparare ad usare uno strumento come bwmon .

Questa utility legge i file /proc/net/dev e /proc/uptime per stampare a video la banda usata, anche determinati archi di tempo selezionati dall’utente, il valore massimo da quando è stato inizializzato il tool ed anche la media della banda utlizziata dall’ultimo reboot.

Il software necessario è reperibile al seguente link.

L’installazione è semplicissima e segue la classica compilazione. Per compilare, ci posizioniamo all’interno della cartella in cui abbiamo “unzippato” il file scaricato e digitiamo il comando make:

$ make

a questo punto possiamo installare il tool, digitando il comando:

$ make install

e bwmon è pronto per iniziare le sue analisi. Vi consigliamo di osservare l’help che fornisce il tool, raggiungibile con il comando bwmon -h:

$ ./bwmon -h

Linux Network Bandwidth Monitor $Revision: 1.3 $
by Kimmo Nupponen (kimmoon@users.sourceforge.net)
$Date: 2002/05/08 06:33:09 $

usage: ./bwmon [-b] [-h] [-a] [-m] [-u seconds]
-a Print bandwidth utiliasation in Kbytes rather than Kbits. The default
is to use Kbits
-a Print also average bandwidth since last boot per interface
-m Print maximum bandwidth since launch of this utility
-h Print this help message
-u Update timeout (integer value)

Use <space-bar> to refresh the screen before update timeout expires
Use ‘q’ or ‘Q’ to exit this utility

Questo è l’output che visualizzerà l’help. Ora possiamo finalmente iniziare le nostre analisi, appoggiandoci a questo comodo e preciso strumento.